WASHINGTON - John Edwards, candidato democratico alla vicepresidenza nel 2004 e terzo incomodo nelle primarie di quest'anno, ha dato un altro colpo alle residue speranze presidenziali di Hillary Clinton. L'ex senatore della Carolina del Nord ha infatti deciso di appoggiare Barack Obama, un appoggio che può portare 19 delegati in più.
Che cosa significa l'appoggio di Edwards: John Edwards è sempre stato considerato il candidato più a sinistra dei tre. Il suo programma era fortemente orientato sui temi del lavoro (aveva infatti ricevuto l'adesione di gran parte dei sindacati), della sanità per tutti, della tutela di poveri e disoccupati. In più, la sua provenienza dal North Carolina (uno Stato che culturalmente appartiene al Sud, e quindi fuori dall'aristocrazia progressista e wasp - bianca, anglosassone e protestante - tradizionale bacino di voti democratico) lo rende un uomo di confine, capace di competere con i repubblicani sui loro cavalli di battaglia.
L'aiuto che può dare Edwards a Obama è quindi di due tipi: uno meramente numerico e l'altro più politico. Quello numerico: i diciannove delegati conquistati da Edwards fino al suo ritiro dovrebbero sostenere (ma teoricamente non è detto) Obama. Quello politico, il più importante: il maggiore problema del senatore afroamericano è quello di non sfondare tra i bianchi con reddito basso e basso titolo di studio. Proprio le fasce sociali grazie a cui la Clinton è riuscita a tenere testa a Obama.
Che cosa farà ora Hillary: L'ex first lady è ormai accerchiata ma almeno ufficialmente non sembra intenzionata ad arrendersi. La vittoria, ampiamente preventivata, di martedì in West Virginia non ha convinto i superdelegati a spostarsi in massa su di lei. Ha vinto negli Stati più importanti, ma in totale ne ha conquistato 12 meno di Obama. Ancora, il vantaggio che Obama ha a livello di delegati (circa 150) sembra teoricamente incolmabile. La mossa di ricorrere alla commissione elettorale del partito per vedersi riconosciuti i delegati conquistati in Florida e Michigan (dove per motivi disciplinari non ci furono vere primarie e Obama non fece campagna) potrebbe essere un'arma a doppio taglio per lei, che infatti è ancora indecisa sul da farsi.
Nel suo articolo su "La Repubblica" di ieri l'inviato negli States Alberto Flores sosteneva che la Clinton starebbe trattando una resa onorevole: la candidatura a sindaco di New York o un posto di prestigio nel prossimo Congresso, ad esempio. Mentre continuare a lottare ancora fino alla convention di agosto potrebbe spaccare il partito condizionandone le chance di vittoria e indispettendo fortemente Obama.
Le mosse dei repubblicani: I contorcimenti in campo democratico non sembrano interessare i repubblicani, che paiono aver già scelto il loro candidato. In questi giorni infatti compare sulle tv americane uno spot con un Obama pensoso con sullo sfondo la Casa Bianca e una scritta in sovraimpressione: "Comandante in capo?".
Le prossime primarie: In ogni caso, martedì prossimo, il 20 maggio, si vota ancora. In Kentucky e Oregon. La previsione è che sarà un altro uno a uno. E i dubbi della Clinton - se lasciare o no campo libero a Obama nella sfida contro McCain - non potranno che aumentare.