Sequestro Titti Pinna: rinviati
a giudizio i presunti carcerieri

A Salvatore Atzas e Natalino Barranca contestata anche l'aggravante della crudeltà

16-05-2008 | Sardegna | Monia Melis

titti pinna

CAGLIARI - Rinvio a giudizio per i presunti carcerieri di Titti Pinna, l'allevatore di Bonorva sequestrato a settembre 2006 e fuggito dopo otto mesi di prigionia. Lo ha deciso stamane il giudice per l'udienza preliminare Daniela Amato. Salvatore Atzas, proprietario dell'ovile di Sedilo da cui Pinna riuscì a fuggire, e il servo pastore Natalino Barranca dovranno comparire davanti ai giudici di Sassari il 15 prossimo luglio.

IL PROCESSO - Entrambi gli imputati erano presenti aIl'udienza preliminare. Gli avvocati della difesa, Rosaria Manconi e Pasquale Federici, non hanno chiesto riti alternativi, il processo sarà quindi celebrato con il rito ordinario.  La famiglia di Titti Pinna si è costituita parte civile con l'avvocato Guido Manca di Bitti. Secondo l'accusa Natalino Barranca sarebbe stato il carceriere solo nella fase finale del sequestro, mentre il ruolo di Salvatore Atzas sarebbe stato di primo piano, attivo in tutte le fasi, compresa la richiesta del riscatto di 300mila euro. Ai due arrestati è stata anche contestata l'aggravante della crudeltà: Titti Pinna per otto mesi è stato incatenato, al buio, in uno spazio angusto.

IL SEQUESTRO - Titti Pinna è stato prelevato dalla sua azienda di Monte Frusciu, nelle campagne di Bonorva, da tre banditi il 19 settembre 2006. Durante la sua prigionia c'è stata solo una richiesta di riscatto, tramite una telefonata fatta fare all'ostaggio che chiedeva alla famiglia 300mila euro. Titti Pinna è riuscito a fuggire dalla sua prigione, l'ovile di Sedilo di proprietà di Salvatore Atzas.

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