Fissato per il 5 febbraio a Cagliari lo sciopero generale indetto da Cigl, Cisl e Uil. Obiettivo dei sindacati: modificare lo Statuto regionale sardo per rimuovere gli ostacoli socioeconomici legati all'insularità.
«Abbiamo fortemente voluto questo sciopero e questa manifestazione per dire basta alla chiusura delle industrie e alla fuga delle idee e dei giovani dalla Sardegna. Chiederemo al governo di svolgere un ruolo da attore nell'abbattere le barriere dell'insularità e di farsi portavoce di questa urgenza innanzi al parlamento Europeo» dice Giovanni Matta, responsabile industria della segreteria regionale della Cisl. Rimane tesa la situazione alla Alcoa di Portovesme e alla Vinyls di Porto Torres. «La mobilitazione proseguirà fino alla convocazione del prossimo tavolo tra sindacati e rappresentanti regionali di governo» afferma Matta.
«La Sardegna è la regione d'Italia più colpita dalla crisi. Da metà del 2008 a oggi hanno perso il lavoro 30.000 persone e circa 25.000 rischiano di perderlo entro la fine del 2010», sostiene Michele Carrus, segretario regionale di Cgil. È questa una delle ragioni che più ha spinto i sindacati a organizzare lo sciopero generale nel tentativo di contrastare la crisi sociale seguita al crollo della produzione industriale in Italia e nel resto del mondo. «La gravità della crisi per la Sardegna è tale da chiedere al governo misure di intervento straordinarie», sottolinea Carrus. «Chiederemo ad alta voce di attuare il piano di rinascita economico e sociale dell'isola, previsto dall'art.13 dello Statuto regionale e fino ad ora mai decollato. Ciò sarà possibile attraverso una riforma dello Statuto stesso mediante legge costituzionale. Solo così sarà possibile riconoscere il principio di una fiscalità speciale, una maggiore autonomia, una più equa ripartizione delle tasse e una piena competenza nei settori pubblici, sociali e culturali».
«Il 5 febbraio a Cagliari in Piazza Yenne assisteremo a una manifestazione di popolo per esprimere la necessità di nuovi bisogni e di nuovi modelli di sviluppo di cui necessita da subito, salvaguardando però ciò che già c'è» conclude Carrus.