Tifosi col cuore e col cervello
Scoperta la "sindrome del tifoso"

Studiate le reazioni fisiche e neurologiche sugli spettatori
Le forti emozioni "da stadio" non sempre sono negative

16-02-2010 | Società | Giusy Cantone

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Il tifo fa male, anzi no. E' il risultato di una serie di studi condotti dal 2003 ad oggi da alcuni ricercatori svizzeri che avevano ipotizzato la "sindrome del tifoso". In coincidenza con i campionati del mondo in Corea e Giappone, gli studiosi rilevarono un aumento di casi di principio d'infarto. Nel 2008, durante le finali del Super Bowl, i medici Usa rilevarono ancora una volta un aumento di aritmie, fibrillazioni e problemi cardiaci. Oggi il fenomeno è diventato oggetto di studio dei neurologi. In un nuovo esperimento, alcuni appassionati di basket sottoposti a risonanza magnetica hanno rilevato uno choc positivo per il cervello. "Il nostro corpo risponde con un aumento di adrenalina e di pressione sanguigna - sottolinea David Rubin, docente di neuroscienze alla Duke University e ideatore del test del super-tifoso-. Un match combattuto smuove aree del cervello specifiche: l'amigdala che è sede delle emozioni, l'ippocampo custode della memoria e la corteccia prefrontale, interruttore per l'empatia. Un'azione spettacolare viene impressa nella memoria del tifoso, a dimostrazione del fatto che le forte emozioni causate dalla visione di eventi sportivi provocano reazioni fisiche ed emotive ben definite, non sempre pericolose, negli spettatori".
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