ROMA – In tarda serata la prima sezione penale della Cassazione dirà l’ultima parola sul delitto di Cogne. Dovrà decidere se confermare o meno la condanna a 16 anni di detenzione in carcere inflitti ad Anna Maria Franzoni dalla corte d’assise d’appello di Torino per l’uccisione del figlio Samuele il 30 gennaio del 2002.
La richiesta del Pg. Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, ha richiesto in aula la conferma della condanna della Franzoni a 16 anni di carcere, come stabilito precedentemente dalla corte d’assise d’appello di Torino. Ciani ha esaminato con puntigliosità tutti i rilievi presentati dai difensori della donna, e li ha giudicati infondati. «L’aggressore ha operato inginocchiato sul letto e indossava il pigiama della Franzoni. Ha ucciso con un mestolo o con un pentolino di rame, elemento di cui si è trovata traccia sul capo del bambino. È con umana sofferenza ma con giuridica certezza che chiedo la conferma della condanna», sono state le sue parole.
Difesa ottimista. L’avvocato Paolo Savio, legale di Anna Maria Franzoni, si è dichiarato fiducioso su una sentenza positiva della Cassazione che dia vita ad un nuovo processo per il delitto di Cogne. «Dalla Cassazione ci aspettiamo una decisione positiva», ha dichiarato prima dell’udienza.
La Franzoni non sarà in aula. Al momento della sentenza Anna Maria Franzoni non sarà in aula. Non ci sono indiscrezioni sul luogo in cui seguirà il verdetto. Secondo il suo avvocato «aspetterà insieme alla famiglia». Qualora la Cassazione accogliesse le istanze della difesa, il procedimento verrebbe rinviato alla Corte d’assise d’appello perché riesamini il caso. Qualora invece il ricorso della difesa fosse rigettato, la sentenza di condanna a carico della donna diverrebbe definitiva e la Franzoni andrebbe in carcere. La donna continua peraltro a dichiararsi innocente: «Non sono stata io ad uccidere Samuele. Temo per i miei bambini costretti a crescere lontano dalla loro mamma», ha dichiarato ai giornalisti.