"Il Governo dirotti sulla prevenzione dei disastri idrogeologici in Sicilia gli otto miliardi previsti per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina". È quanto chiede il presidente dei Verdi Angelo Bonelli all'indomani delle frane che hanno messo in ginocchio il Messinese. L'emergenza sui Nebrodi e le Madonie, sostengono gli ecologisti, si scontra con un'opera ritenuta faraonica. I Verdi domandano al governo un piano da portare in Parlamento per riparare ai danni di una cementificazione di massa. Il dibattito ponte si o ponte no, ormai sembra fuori luogo, e dallo scorso dicembre la realizzazione del ponte è praticamente certa. Lo conferma l'inaugurazione dei cantieri a Cannitello, in provincia di Reggio Calabria, alla presenza del ministero delle Infrastrutture Altero Matteoli. La polemica però continua, come le frane che hanno portato la Regione a dichiarare lo stato di calamità per 92 comuni tra la provincia di Messina e di Palermo. La proposta dei Verdi consiste nela richiesta di messa in sicurezza di un territorio a rischio idrogeologico e sismico. E mentre alcune associazioni di cittadini che hanno manifestato tra i comuni di Villa San Giovanni e Cannitello parlano di una "farsa" messa in scena in vista delle regionali di questo anno, sul tema si esprime anche don Luigi Ciotti, sacerdote italiano noto per le battaglie contro la mafia: "La gente vuole altro - ha detto - quel ponte serve ad unire due cosche e non due coste". Dall'opposizione, Ermete Realacci, deputato del Partito Democratico, considera la vicenda un bluff: "Il governo aveva garantito che per la realizzazione della struttura si sarebbero utilizzati soldi privati ed invece ad oggi esistono solo risorse pubbliche".