Una sempre maggiore grande diffusione della tecnologia corrisponde a un cambiamento nel cervello delle nuove generazioni. E' quanto emerge da uno studio giapponese sui nati dopo il 2000, in piena era internet, presentato ieri al 14esimo Congresso della Società Italiana di Psicopatologia. La risonanza magnetica sul cervello dei nuovi nati ha rilevato una differenza nello sviluppo frontale, in quella zona della corteccia celebrale che ci permette di elaborare i simboli. Si tratterebbe di una vera e propria mutazione antropologica, individuabile in alcuni tratti comuni ai cosiddetti "nativi digitali" che oggi hanno all'incirca 7-8 anni. "Questi bambini sono veloci ma superficiali, mostrano un pensiero sequenziale e percettivo una capacità simbolica molto scarsa", dice Tonino Cantelmi, docente di Psichiatria all'Istituto di Psicopatologia della Pontificia Università Gregoriana di Roma, ospite del congresso. Là dove la tecnologia è diffusa, come in Giappone, i bambini sono "vittime di una pressione tecnologica davvero pericolosa", continua Cantelmi.
Ma non sono soltanto i "bambini digitali" a risentire dell'abuso di tecnologia. Sono in aumento infatti i disturbi mentali causati dall'uso eccessivo di internet, che presentano sintomi molto simili a quelli manifestati dai tossicomani in crisi di astinenza. Il cosiddetto "internet addiction disorder" - la sindrome da dipendenza da internet - definita dallo psichiatra americano Ivan Goldberg nel 1995, colpisce ormai un navigatore su dieci. Tra i giovani, la fascia più colpita è quella dai 13 ai 20 anni, ragazzi per i quali la realtà virtuale acquista progressivamente un'importanza maggiore di quella reale, portandoli a rivoluzionare i loro ritmi di vita e a estraniarsi dal mondo esterno, con conseguenze sulla sfera familiare e scolastica.