Libia, si consegna alle autorità
il manager svizzero ricercato

Max Goeldi lascia l'ambasciata elvetica dopo 19 mesi
Era accusato di aver violato la legge sull'immigrazione

22-02-2010 | Esteri | Lorenzo Manunza

Goeldi

Dopo un braccio di ferro durato quasi due anni, Max Goeldi, il manager svizzero condannato a quattro mesi di carcere per aver violato la legge libica sull'immigrazione, ha lasciato la sede dell'ambasciata elvetica a Tripoli e si è consegnato alle forze dell'ordine. La decisione è maturata oggi intorno alle 13 italiane, quando ormai la polizia libica aveva circondato la sede diplomatica con l'intenzione di far rispettare l'ultimatum per la consegna lanciato dal leader libico Gheddafi. Ora Goeldi, stando a quanto riferito dal suo legale, sarà trasferito nel carcere di Ain Zara, alla periferia di Tripoli, dove sconterà la pena prevista. Diversa, invece, la sorte di Rachid Hamdani, l'altro imprenditore svizzero rifugiatosi nell'ambasciata elvetica per oltre un anno e mezzo. All'uomo, in possesso della doppia cittadinanza svizzera e tunisina e scagionato dai giudici libici, è stato infatti concesso il visto per lasciare Tripoli alla volta della Tunisia.

La consegna di Goeldi è l'ultimo capitolo della contesa tra Libia e Svizzera cominciata nel luglio del 2008, in concomitanza con l'arresto a Ginevra del figlio di Gheddafi, Hannibal, con l'accusa di maltrattamenti nei confronti di due domestici, e aggravata dalla decisione della Svizzera di stilare una lista di 186 libici "non graditi" sul proprio territorio, tra cui i componenti della famiglia Gheddafi. Una scelta cui Tripoli aveva reagito negando i visti per i cittadini provenienti dall'area Schengen. Proprio ieri sera, secondo il sito libico online Oea, vicino al figlio di Gheddafi, Seif Al Islam, in un colloquio telefonico con Gheddafi, Berlusconi avrebbe fatto «sforzi persistenti con il leader libico nel tentativo di contenere la crisi».
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