In Italia un agricoltore su tre è colpito da furti, racket e usura. E' la denuncia della Cia, la Confederazione italiana agricoltori, che oggi in occasione della quinta assemblea elettiva a Roma ha presentato il terzo rapporto sulla criminalità in agricoltura. I reati giornalieri ammontano a 150, sei ogni ora, con un terzo degli agricoltori italiani che subiscono furti di attrezzature e di mezzi, abigeato, usura, racket ed estorsioni. Le campagne italiane sono terra di conquista per la mafia, che allunga i suoi tentacoli costringendo i coltivatori a pagare il pizzo, al silenzio sull'abusivismo edilizio, alle macellazioni clandestine di carni, al saccheggio del patrimonio boschivo e alle truffe nei confronti dell'Unione Europea. La criminalità riesce così a condizionare la filiera agroalimentare agendo sui vari passaggi, alterando la libera concorrenza, influenzando la formazione dei prezzi, la qualità dei prodotti e il mercato del lavoro. Durante l'assemblea, il presidente della Cia Giuseppe Politi ha chiesto maggiore attenzione a governo e il parlamento sui problemi dell'agricoltura, oltre alla riduzione dei costi produttivi ed energetici. Il comparto agricolo mantiene in Italia più di un milione di famiglie e impiega, direttamente e indirettamente, circa 4,5 milioni di persone tra agricoltori, lavoratori e attività industriali collegate alla produzione.