Grecia paralizzata dallo sciopero
proclamato dai sindacati ellenici
Al centro della protesta il piano austerità deciso dal governo
I lavoratori: "Non pagheremo per una crisi non creata da noi"
24-02-2010 | Esteri | Antonio Chindemi

Centinaia di migliaia di lavoratori incrociano le braccia ad Atene, mentre aerei, treni e traghetti restano fermi. Chiuse le scuole, le banche, gli uffici pubblici e i siti archeologici, Acropoli inclusa. Lo sciopero generale che sta paralizzando la Grecia è stato convocato dal sindacato privato Gsee e ha trovato l'adesione della confederazione dei dipendenti pubblici Adedy e del sindacato comunista Pame. Le associazioni dei lavoratori hanno organizzato due manifestazioni separate per la città di Atene e prevedono una partecipazione di due milioni di persone. Obiettivo della protesta è il piano austerità adottato dal governo Papandreou per far fronte alla grave crisi economica che ha colpito il Paese.
Allo scopo di ridurre il deficit di bilancio, il governo ha deciso, tra le altre cose, un aumento dell'imposta sulla benzina, il blocco delle assunzioni e delle buste paga a tutti gli statali, tagli sui loro bonus e l'aumento progressivo dell'età pensionabile. Il capo del sindacato Gsee, Yiannis Panagopoulos, chiede «un'equa distribuzione degli oneri in modo che i lavoratori dipendenti e i pensionati non paghino il prezzo per una crisi che non hanno creato loro».
Il governo socialista alla guida del Paese, in rotta con le parti sociali e assediato dalle pressioni dei mercati internazionali, cerca disperatamente di allontanare le responsabilità della crisi dei conti pubblici. E respinge le accuse sulla Comunità europea che adesso impone alle Grecia una politica di austerità per rimanere nella zona euro. Intanto il capogruppo liberaldemocratico al Parlamento europeo, l'ex premier belga Guy Verhofstadt, ha proposto ieri a Bruxelles l'avvio di un'inchiesta sulle cause della crisi greca.
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