La morte per asfissia di tre operai della ditta Comesa, avvenuta nell'impianto Saras di Sarroch il 26 maggio del 2009, fu un incidente. A favorirlo, però, contribuì una lunga serie di inadempienze, alcune delle quali riferibili proprio alla Saras. È questo il risultato della consulenza tecnica di Salvatore Gianino, l'ingegnere scelto dai pubblici ministeri Emanuele Secci e Maria Chiara Manganiello, e depositata giovedì mattina nella cancelleria della procura della Repubblica di Cagliari.
Secondo la relazione, ora a disposizione delle parti, nessuno aveva informato Bruno Muntoni, Daniele Melis e Luigi Solinas - i tre dipendenti della Comesa che per conto della Saras stavano lavorando alla manutenzione di alcuni serbatoi - che l'atmosfera interna all'impianto di loro competenza potesse essere priva di ossigeno. L'ingresso della cisterna, inoltre, secondo Gianino non era protetto e la Saras, in qualità di società committente degli interventi di bonifica, non aveva elaborato il documento unico di valutazione dei rischi. A quanto scrive il consulente, l'incidente è stato causato dal mancato rispetto dalle norme di sicurezza. I lavoratori della Comesa, ignari del rischio e senza l'adozione delle necessarie misure di prevenzione e di protezione, si sarebbero introdotti o anche semplicemente affacciati all'interno dell'accumulatore dell'impianto industriale in presenza di azoto. "Se il passo d'uomo fosse stato mantenuto chiuso, cioè non facilmente apribile, i tre lavoratori non si sarebbero potuti affacciare né introdurre all'interno dell'accumulatore e non avrebbero potuto così patire l'ipossia che ne ha cagionato il decesso", si legge nel documento.
Le conclusioni della perizia saranno ora passate al vaglio dei magistrati prima di chiudere l'inchiesta sulla morte dei tre operai. Deduzioni che mettono il dito sul modello organizzativo della raffineria e sui suoi canali di informazione con le ditte d'appalto e che potrebbero far finire nel mirino dei pm, oltre ai quattro già indagati per omicidio colposo plurimo (il direttore tecnico della Comesa Francesco Ledda, il capocantiere Vincenzo Meloni, il capo squadra Giannino Melis, il direttore della Saras Guido Grosso), anche i vertici milanesi dell'industria nell'occhio del ciclone.