Senato, caso Di Girolamo
"Cambiare il voto dall'estero"

Il dibattito sulla modifica del meccanismo per corrispondenza
La vicenda del parlamentare forse eletto coi voti della 'ndrangheta

26-02-2010 | Politica | Antonio Chindemi

di girolamo

I riflettori puntati sulla vicenda giudiziaria del senatore Nicola Di Girolamo spingono la politica a discutere sulla legge che regola il voto all'estero. Nei confronti di Di Girolamo, è stato spiccato nei giorni scorsi un mandato di arresto per riciclaggio e collusione con la 'ndrangheta. Secondo l'accusa formulata dai giudici della Dda di Roma sarebbe stato eletto grazie ai voti rastrellati da alcuni esponenti della malavita tra gli emigrati italiani in Germania. Il primo a sollevare dubbi sulla vicenda è stato il presidente del Senato, Renato Schifani. "La legge che regola il voto all'estero va immediatamente cambiata - ha dichiarato - perché il voto per corrispondenza è uno scandalo e consente tipologie di attività illecite come l'acquisizione del voto addirittura pagandolo: dobbiamo immediatamente procedere a una rivisitazione".  La terza carica dello Stato ha inviato una lettera a Marco Follini, presidente della Giunta per le elezioni e immunità, per sollecitare un intervento: "Il Parlamento deve essere reattivo, non può essere fermo davanti a eventi come questi".
Ma sulla questione della riforma alla regolamentazione delle elezioni all'estero è intervenuto anche il Partito Democratico. "Sosteniamo da tempo - ha detto Francesco Tempestini, capogruppo Pd in commissione Esteri - che la modifica è assolutamente improcrastinabile" e che "è necessario innanzitutto eliminare il voto per corrispondenza che è fonte di vero scandalo".
La Lega Nord è ancora più radicale. "Basta ipocrisie, - ha detto il ministro per la Semplificazione normativa e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord Calderoli - non è il sistema elettorale degli eletti all'estero, che è una barzelletta, a non funzionare, ma l'assurdità è che ci siano dei parlamentari eletti all'estero. E dopo le negative esperienze accumulate in due legislature - prosegue Calderoli - spero che tutti, come il sottoscritto, siano giunti alla conclusione che non c'è alcuna necessità di avere deputati e senatori eletti all'estero".
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