Riparte il processo contro Karadzic
L'ex presidente serbo alla sbarra

Il leader slavo, accusato di genocidio e crimini contro l'umanità,
ha chiesto un nuovo rinvio "per preparare la difesa"

02-03-2010 | Esteri | Davide Mosca

karadzic

"Sono qui non per difendere la persona mortale che io sono, ma per difendere la grandezza di una piccola nazione della Bosnia Erzegovina", così Radovan Karadzic si è rivolto ai giudici della Corte internazionale di giustizia dell'Aja durante il processo a suo carico, ripreso ieri.
Dopo vari tentativi per sottrarsi al giudizio con il disconoscimento del tribunale giudicante, Karadzic non ha potuto più rinviare ed ha così accettato di parlare. L'ex presidente della Repubblica serba di Bosnia-Erzegovina, è stato accusato nel 1996 di genocidio e crimini contro l'umanità commessi durante la guerra nell'ex Jugoslavia. Da allora e per venti anni ha vissuto in latitanza  fino al suo arresto avvenuto a Belgrado il 21 luglio 2008 ad opera delle forze di sicurezza serbe. Il nipote di Karadzic, Dragan, ha raccontato come lo zio durante la sua latitanza amasse recarsi in Italia per seguire le partite di calcio di Lazio ed Inter, dove al tempo militavano i giocatori serbi Sinisa Mihajlovic e Dajan Stankovic.
"La mia guerra era santa e giusta. Fu colpa dei musulmani bosniaci che volevano uno stato islamico", così Karadzic si è difeso consultando i suoi documenti davanti al computer e assistito dal legale inglese Richard Harvey, assegnatogli d'ufficio. Per l'occasione ha indossato una cravatta rosso-blu, i colori della bandiera nazionale, come usava fare anche Slobodan Milosevic nelle occasioni importanti. L'ex presidente ha inoltre rifiutato le accuse di pulizia etnica, del massacro di ottomila uomini a Srebrenica e della creazione di campi di concentramento che, a suo avviso, erano solo centri di raccolta per rifugiati.
Davanti all'aula erano presenti le madri di Srebrenica, sempre più stanche e sempre più desiderose di un giudizio e di giustizia per i figli uccisi in quel massacro.

Nel frattempo oggi c'è stato l'ennesimo rinvio del processo in quanto l'ex leader serbo-bosniaco ha chiesto ai giudici del Tribunale penale per i crimini di guerra ulteriore tempo per poter preparare la sua linea difensiva.

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