La Corte
europea dei diritti dell'uomo ha accolto il ricorso presentato dal governo italiano
contro la sentenza dello scorso anno che prevedeva la rimozione del crocefisso
nelle scuole. Ora la decisione verrà rimandata alla Grande Camera che nelle
prossime settimane dovrà esaminare il
caso.
Tutto era partito nel 2002, quando
una cittadina italiana di origine finlandese, Soile Lautsi, aveva sollevato il
problema dell'educazione laica dei propri figli, richiedendo all'Istituto che frequentavano di rimuovere i crocefissi nelle aule.
La donna aveva fatto appello al Tar, che aveva inoltrato la questione alla Corte costituzionale. La Consulta, dichiarandosi non competente, aveva rimandato l'istanza al tribunale amministrativo del Veneto.
Nel marzo del 2005 il Tar aveva stabilito che il crocifisso è un simbolo
della storia, della cultura e dell'identità italiana e aveva respinto il ricorso della casalinga
finlandese. Un anno dopo anche il Consiglio di stato le aveva dato torto. Da qui la
decisione di fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo che il 3 novembre 2009 aveva stabilito che la
presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituiva violazione della libertà dei
genitori ad educare i figli secondo le proprie convinzioni e alla libertà
di religione degli alunni. A quel punto il governo italiano aveva fatto ricorso
e oggi è arrivato l'accoglimento.
Franco Frattini, ministro degli Esteri e Maurizio
Lupi vicepresidente della Camera hanno espresso soddisfazione per
la decisione.
Un accoglimento che arriva curiosamente
nel giorno del ritrovamento di un chiodo, che secondo lo studioso archeologo
Bryn Walters, sarebbe uno di quelli usati per crocifiggere Gesù. La
scoperta è avvenuta sull'isola di Ilheu de Pintinha, al largo di Madeira nell'Oceano
atlantico. Gli studiosi lo hanno ritrovato nella tomba di tre
cavalieri templari seppelliti con le loro spade e uno scrigno ornato dove era
conservato il chiodo. L'oggetto, secondo Walters,
risalerebbe all'epoca in cui visse Cristo.