Imporre sesso a una squillo è stupro
Lo stabilisce la Corte di Cassazione

Confermata la condanna ad un cinquantenne di Sestri Levante
L'uomo aveva preteso un rapporto gratuito con una prostituta

03-03-2010 | Cronaca | Lorenzo Manunza

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Non pagare un rapporto con una prostituta, violando gli accordi presi con essa, equivale a rischiare una condanna per violenza sessuale. Questo, almeno, si evince dalla sentenza con cui la terza sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione inflitta dalla Corte d'appello di Genova ad un cinquantenne di Sestri Levante. L'uomo aveva preteso di godere gratuitamente in un albergo dei servizi di una squillo.
La Suprema corte ha rigettato il ricorso dell'imputato affermando che "non sussiste dubbio" che l'uomo avesse "piena coscienza e consapevolezza del sopruso che stava consumando in danno della donna". Anzi, "il comportamento di costui - si legge nella sentenza - ne costituisce prova, in occasione della richiesta al portiere dell'albergo di distruggere le schede di permanenza nell'hotel" dove, evidentemente, era avvenuto l'incontro con la prostituta. Ciò, osserva la Corte, evidenzia "il desiderio dell'imputato di non lasciare traccia della permanenza, circostanza spiegabile solo con lo scopo di precostituirsi la possibilità di una futura negazione, che non avrebbe avuto senso se si fossero consumati rapporti consensuali e non imposti". Da qui la sentenza, che conferma per l'uomo anche l'obbligo di risarcire la lucciola con una provvisionale di duemila euro.
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