Ieri
sera, il Senato ha approvato a maggioranza la norma secondo
cui le controversie tra datori di lavoro e dipendenti possano essere risolte tramite arbitrato in
alternativa al giudice del lavoro. In caso di licenziamento, il lavoratore potrà
percorrere dunque due strade: ricorrere al giudice ordinario o scegliere di
avvalersi di un arbitro che deciderà secondo equità. Il tutto verrà regolato dai contratti collettivi.
La
norma inserita come articolo 31 al disegno di legge in materia di lavoro è stata approvata con 151 favorevoli, 83 contrari e tre
astenuti dopo che la Camera aveva dato già l'ok. Aspre polemiche dall'opposizione: si teme infatti,
che il datore di lavoro possa porre come condizione per assumere un lavoratore
che questi accetti l'arbitrato in caso di controversia futura.
Il
senatore Tiziano Treu del Pd, ha parlato di "raggiro dell'art.18 dello Statuto
dei Lavoratori" e ha definito l'azione del governo in materia incostituzionale. Antonio Di Pietro dell'Italia dei valori ha sostenuto che si tratta di una violenza
contro i lavoratori e di deriva autoritaria. La Cgil ha criticato duramente il
provvedimento che "andava discusso con le parti sociali". Alle critiche ha
risposto in aula il ministro del Welfare Sacconi: "Il testo del provvedimento - ha detto - è il frutto di
un intenso lavoro parlamentare, trae origine dalla legge Biagi e non toccherà
minimamente l'articolo 18". Ha ribattuto in serata il senatore Pietro Ichino
(Pd): "Il disegno di legge Biagi non conteneva le norme che avete inserito: non
avete il diritto di dare il nome di Biagi a questa norma".