Iraq, militari al voto
Attentati nei seggi a Baghdad

Oggi due attentati nella capitale: 14 morti e 48 feriti
Al voto 850 mila tra soldati, poliziotti, detenuti e ricoverati

04-03-2010 | Esteri | Lorenzo Manunza

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In Iraq non si ferma la striscia di violenza in vista delle elezioni di domenica, quando i cittadini saranno chiamati a rinnovare il Parlamento che esprimerà il nuovo governo. Dopo il triplice attentato di ieri a Baquba, oggi a Baghdad altri due attacchi suicidi ad altrettanti seggi elettorali hanno causato 14 morti e 48 feriti. Questi ultimi attentati, in particolare, hanno coinciso con l'avvio in tutto il Paese, nella giornata di oggi, delle operazioni di voto per circa 850 mila tra soldati, poliziotti, detenuti e pazienti ricoverati negli ospedali. Per loro, infatti, è prevista la possibilità di votare in anticipo di poche ore rispetto agli altri 18 milioni di iracheni chiamati alle urne.
I cittadini dovranno scegliere i 325 deputati del nuovo Parlamento (il secondo del dopo Saddam) tra 6.200 candidati attraverso un sistema proporzionale. Tra i favoriti per la vittoria, la coalizione Stato di Diritto del premier Nouri al Maliki, al potere dal 2006. Il presidente in carica, però, per ottenere la riconferma se la dovrà vedere con l'Alleanza Nazionale Irachena (guidata dal maggior partito sciita, il Consiglio supremo islamico iracheno, e di cui fa parte anche Moqtada al Sadr) e con Iraqiya, la lista dell'ex premier Iyad Allawi.
Intanto, il Consiglio degli ulema iracheni ha emesso una fatwa in cui afferma che «chi non si reca al voto è un peccatore». Abdel Jabbar Sattar, vice presidente del Consiglio religioso, ha aggiunto: «È un dovere religioso per ogni fedele partecipare alla costruzione del proprio Paese, che in questo caso avviene tramite le elezioni». Anche il cardinale Emmanuel III Delly, patriarca di Baghdad dei caldei, in un appello ha chiesto «a tutti gli iracheni di andare a votare e di farlo per il bene dell'Iraq». Di diverso avviso, l'emiro di Al Qaeda in Iraq, Abu Omar al Baghdadi, che due settimane fa ha diffuso un messaggio audio in cui ha invitato gli iracheni a disertare le elezioni. Un processo che potrebbe rivelarsi determinante non solo per futuro del Paese, ma anche per la scelta dei tempi del progressivo ritiro americano.
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