«Figura di spicco del mondo democratico di impronta laica e repubblicana, protagonista del dibattito sui grandi temi della politica e della cultura». Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricordato il girnalista e scrittore Alberto Ronchey, morto venerdì scorso a Roma. La notizia è stata resa nota nella serata di ieri, a funerali avvenuti.
Soprannominato "l'ingegnere" per la sua precisione e "mania dell'accertamento", come amava dire, nei primi anni della sua carriera fu corrispondente nella Mosca di Krusciov e negli Stati Uniti di Kennedy.
Storico direttore della Stampa ed editorialista del Corriere della Sera e di Repubblica, a lui si devono i neologismi "fattore K" e "lottizzazione". Il primo compare per la prima volta in un fondo del Corriere del 1979: intendeva spiegare la questione comunista in Italia e dimostrare che la forza del Pci impediva l'alternanza democratica. Rifiutando di entrare a far parte del cda della Rai come rappresentante del Pri, conia nel 1968 il termine "lottizzazione", riferendosi all'invasiva presenza dei partiti negli enti pubblici che venivano spartiti in modo famelico come grandi proprietà terriere.
Nel 1992 diventa il primo ministro tecnico dei Beni culturali e dell'Ambiente nel governo Amato, mantenendo l'incarico anche nel governo Ciampi. Sempre a lui si deve la riforma dei musei, grazie alla legge che porta il suo nome.
Nel 1998 ritorna come editorialista al Corriere, sempre con la sua mania dell'accertamento, per la quale Indro Montanelli lo aveva definito «il giornalista europeo che più a fondo ha scavato nei problemi del mondo, che meno ha concesso al sensazionalismo e al colore».