Si suicida il portiere di via Poma
Fu indagato per l'omicidio Cesaroni

Ritrovato oggi a Marruggio il corpo di Pietrino Vanacore
Venerdì doveva deporre al processo contro l'ex fidanzato di Simonetta

09-03-2010 | Cronaca | Francesca Puddu

Via Poma

Un capo all'albero e l'altro alla caviglia sinistra e si è lasciato scivolare in mare. Si è tolto la vita così Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile di via Poma a Roma, dove il 7 agosto 1990 fu uccisa con 29 coltellate Simonetta Cesaroni. Il corpo dell'uomo è stato recuperato oggi intorno alle 13 a una quarantina di chilometri da Taranto nel tratto di mare della scogliera di Torre Ovo, località nei pressi di Marina di Marruggio. A far pensare a un suicidio il ritrovamento di almeno un paio di biglietti lasciati nella sua auto parcheggiata a poca distanza dal luogo della tragedia. In uno di questi, l'uomo ha lasciato scritto: "Vent'anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio". Nel 1990, Vanacore fu il primo a essere sospettato per il delitto Cesaroni. Arrestato tre giorni dopo l'omicidio, il portiere fu prosciolto dal Gip per mancanza di prove, fino alla definitiva sentenza della Cassazione del 1995. Ma dopo vent'anni il delitto di Simonetta non ha ancora un colpevole. Tanto che venerdì prossimo Vanacore avrebbe dovuto testimoniare al processo contro Raniero Busco, l'ex fidanzato della vittima e al momento uno dei principali indagati. A quanto si è appreso, pare che negli ultimi tempi il portiere fosse particolarmente depresso e preoccupato per l'udienza. Secondo Paolo Loria, legale di Busco, la morte di Vanacore è troppo vicina alla scadenza processuale perché si tratti di una casualità. «Ha vissuto con rimorso questa storia, e non perché lui fosse l'autore dell'omicidio, ma perché sapeva. Evidentemente, però, non poteva parlare neanche a distanza di anni», ha spiegato l'avvocato.
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