I tre medici italiani di Emergency Matteo Dell'Aira, Matteo Pagani e Marco
Garatti hanno preparato l'attentato
a Goulab Mangal, governatore della provincia di Helmand. Sono anche accusati dell'omicidio
di Adjmal Nashkbandi, l'interprete del giornalista di Repubblica Daniele
Mastrogiacomo. Sono queste le accuse mosse dagli agenti afgani della Direzione nazionale della sicurezza
(Nds) che trattengono i tre operatori sanitari dopo aver rinvenuto in un magazzino
dell'ospedale esplosivi e armi. Durante la serata di sabato il portavoce del
governatore Gulab Mangal, Daud Ahmadi, ha riferito al quotidiano inglese Times
che i fermati avevano confessato, ammettendo anche di essere collegati all'organizzazione terroristica Al Qaeda.
È di queste ultime ore invece una svolta nella vicenda: le
autorità di Kabul frenano sulle presunte confessioni dei fermati, precisando
che le indagini sono ancora in corso, «Per il momento non si può fare alcuna ipotesi sugli sviluppi», ha detto il portavoce del ministero dell'Interno a Kabul, Zamaray Bashary. È stato lo
stesso Ahmadi a smentire: contattato da Il Giornale, ha precisato che non ha mai
accusato gli italiani di Emergency di essere in combutta con Al Qaeda. Ha solo
detto che Marco Garatti stava collaborando. Ahmadi ha anche aggiunto che il
presunto attentato "è responsabilità di alcuni individui", "questo non significa che tutto l'ospedale di
Emergency doveva portare a termine la missione". Il ministro degli Esteri
italiano, Franco Frattini "prega" che nessun italiano abbia direttamente o
indirettamente compiuto atti di questo genere, "sarebbe una vergogna per
Italia".
Gino Strada, fondatore di Emergency, invece definisce
ridicole le accuse delle autorità afgane. Secondo lui "si tratta di una sporca
manovra" per mandar via Emergency dal sud dell'Afghanistan, un modo per
"togliere un testimone scomodo prima di dare il via ad un'offensiva militare".