Totò Riina vuole la grazia
"Non sopporta il carcere duro"

Il capomafia detenuto a Opera soffre il regime del "41bis"
«Nell'attentato di Falcone e Borsellino c'entrano pezzi di Stato»

23-04-2010 | Cronaca | Giusy Cantone

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Il pluriergastolano e capomafia corleonese Totò Riina pensa alla grazia. Il boss detenuto al carcere di Opera ha scontato già 17 anni di condanna in regime del carcere duro, secondo quanto previsto dall'articolo 41 bis. Nei giorni scorsi Riina ha chiesto al cappellano dell'istituto di intercedere in suo favore con l'arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, per ottenere la grazia. Della discussione con il sarcedote è stato informato il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che ha subito riferito al magistrato Pietro Grasso che dirige la Procura nazionale antimafia. Il boss corleonese, alla soglia degli 80 anni, date le sue condizioni di salute non potrebbe sopportare il carcere duro. L'avvocato di Riina, Luca Cianferoni, ha presentato  diverse istanze di attenuazione del regime del 41 bis. Il pluriergastolano oggi affetto da problemi cardiaci è stato condannato per gli attentati del '92 di Palermo, dove oltre agli uomini della scorta persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nei giorni scorsi, dopo anni di rifiuto, il capomafia ha incontrato i magistrati della procura di Caltanissetta ed ha sostenuto che «l'attentato a Borsellino fu opera di personaggi legati alle istituzioni. Per quella strage ci sono uomini innocenti in carcere e colpevoli fuori». Intanto a breve si terrà il processo di primo grado che lo vede imputato per il sequestro e l'omicidio a Palermo nel '72 del giornalista Mauro De Mauro.

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