Resa dei conti nel Popolo delle libertà

Guerra interna nel Pdl: Rottura tra Berlusconi e Fini

Il premier: scegli se tra politica o un ruolo istituzionale
L'ex leader di An replica: «Se non me ne vado che fai, mi cacci?»

23-04-2010 | Politica | Giuseppe Scarpa

B e F

È stata una direzione nazionale del Pdl all'insegna dello scontro frontale tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. D'altronde le premesse c'erano tutte. Il pranzo della settimana scorsa, dove i due avevano avuto un duro confronto; la trasmissione televisiva di Ginluigi Paragone, con i deputati finiani e berlusconiani che si offendevano vicendevolmente. Fino a ieri, dove a dirsela di santa ragione sono stati proprio i due cofondatori del Pdl. Questa volta però al bisticcio hanno assistito tutti. Non solo i dirigenti del Popolo delle libertà presenti nell'auditorium di via della Conciliazione a Roma, ma anche milioni di italiani di fronte alla tv di casa.

Il problema della Lega. Fini ha sollevato il problema dell'alleato, sostenendo che il Carroccio detta la linea del governo e acquisisce consenso al nord a sfavore del Pdl. Berlusconi ha replicato sostenendo che se la Lega prende voti al Pdl è perché «ha fatto proprie le posizioni di An che adesso sono state abbandonate».                                                                  

La richiesta di dimissioni. È stato il momento più duro tra i due. Berlusconi intervenendo dal palco ha chiesto a Fini di scegliere se fare politica oppure ricoprire un ruolo istituzionale. Fini seduto di fronte al palco è schizzato in piedi: «Resto nel partito e presidente della Camera, che fai mi cacci?».

Non sono un traditore.  «Raramente il tradimento - ha detto Fini rivolgendosi a Berlusconi - è nella coscienza di chi si assume la responsabilità di insistere in pubblico e privato  su alcune questioni». Berlusconi ha allora interrotto Fini: «Gianfranco non ho mai parlato di tradimento, non attribuirmi cose che non ho mai detto».

Gli altri interventi. Hanno preso la parola anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e Sandro Bondi, uno dei tre coordinatori del partito assieme a Verdini e La Russa. Entrambi hanno criticato la posizione di Fini. Tremonti ha sostenuto che questo tipo di divisioni porta alla fine solo alla frantumazione del partito. Più duro l'intervento di  Bondi che ha attaccato l'associazione culturale Farefuturo, vicina al presidente della Camera. Per Bondi non si può stare all'interno di un partito e allo stesso tempo denigrarlo.

Il documento conclusivo. Al termine della direzione nazionale alle 18,30 viene messo ai voti il documento conclusivo. Un documento nel quale si dice chiaramente che il dibattito interno va bene, ma  dopo che una decisione è stata presa a maggioranza acquista carattere vincolante per chiunque faccia parte del Pdl, sia che l'abbia condivisa sia che si sia espresso contrariamente. Una sorta di clausola anti-finiani, insomma. Su 171, dodici membri votano contro. Un astenuto e il resto, la maggioranza, 158, a favore.
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