Teheran - Sono cento, sono minorenni, sono prigionieri nelle carceri in Iran e attendono di essere impiccati. Qualcuno di loro per la verità ha raggiunto da poco la maggiore età, ma erano tutti minorenni quando hanno compiuto i reati per i quali è prevista la pena di morte.
La notizia arriva dall’avvocato di 20 di questi giovani condannati. Il loro difensore legale, Mohammad Mostafai, ha chiesto la cancellazione delle esecuzioni inviando una lettera aperta al capo dell’apparato giudiziario, l’ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi.
Impiccagioni imminenti– L’appello dell’avvocato Mostafai è stato pubblicato oggi dal quotidiano iraniano Kargozaran. Nell’appello si legge che per tre giovani le esecuzioni sono prossime. Due di questi tre ragazzi sono maggiorenni e sono stati condannati a morte perché, a 17 anni, avevano ucciso a coltellate alcuni coetanei con iquali avevano avuto una rissa. Nella Repubblica islamica la pena di morte è prevista per diversi reati, come l’omicidio, la rapina a mano armata, il traffico di droga e l’adulterio. L’ayatollah Shahrudi ha ordinato il 30 gennaio che si procedesse con le esecuzioni in carcere e non più pubblicamente, nelle piazze delle varie città.
Esecuzioni in aumento.Da marzo 2008, nove minori sono stati uccisi con l’impiccagione. Il dato lo fornisce il Centro difensori diritti umani, di cui è presidente l’avvocatessa Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nel 2003.
I dati di Amnesty International. Secondo l'organizzazione internazionale, in Iran nel 2005 erano stati giustiziati 24 minorenni. Nel 2006 sono state condannate a morte 177 persone, tra le quali minori. Nel 2007 questo dato è quasi raddoppiato, infatti in Iran sono state impiccate 317 persone, ma ancora una volta non è stato possibile ottenere i dati sui minori. L’Iran si colloca così al secondo posto al mondo per numero di persone messe a morte dopo la Cina. Amnesty International lotta per abolire la pena di morte in tutto il mondo, immediatamente e senza condizioni. Per questo ha pubblicato su internet www.amnesty.org i dati relativi alle condanne a morte che vengono fatte ogni anno in tutti i paesi del mondo in cui vige la pena di morte. Per Amnesty la pena di morte è una forma di schiavitù e di tortura ridicola perché insegna che non si uccide, ma lo fa uccidendo.