L'importanza della cultura come fattore di crescita economica
è il tema centrale di "Investire in conoscenza", il nuovo libro del
vice-direttore della Banca d'Italia Ignazio Visco, presentato stamane nell'aula magna dell'università di Sassari. L'occasione ha fornito lo spunto per un
dibattito in materia cui hanno partecipato tra gli altri, specialisti degli atenei Sassari, di Cagliari e del Centro ricerche economiche nord-sud.
"Studiare per rendere" sintetizza, secondo Visco, la politica,
invalsa nei Paesi sviluppati, di investire nel capitale umano, ossia nella
conoscenza, per accrescere la produttività. Un meccanismo che mal funziona in
Italia dove la bassa crescita economica è accompagnata da livelli di istruzione
inferiori rispetto alla media europea: meno 25 punti nella scuola secondaria,
meno 15 nell'università. Un gap qualitativo che spiega lo scarso rendimento dei
titoli di studio, per cui chi fa ingresso nel mondo del lavoro con una laurea
non ottiene una retribuzione adeguata. A monte c'è l'impossibilità per le
aziende di accertare l'efficienza dei nuovi assunti data l'inaffidabilità dei
titoli di studio. Il voto sulla carta non corrisponde alla competenze effettive,
rivelano i test standardizzati OCSE Pisa. Sistemi di valutazione troppo
generosi, soprattutto al sud, non incentivano l'impegno nello studio e la
conseguenza si paga sul mercato del lavoro.