L'ipotesi di "un piano C" ventilato dalla Fiat per Pomigliano
"non è sul tavolo", e se il referendum di domani avrà un ampio consenso, l'azienda
torinese "non avrà più alibi e dovrà avviare gli investimenti subito e
richiamare la gente al lavoro". Lo ha dichiarato il segretario della Fim Cisl,
Giuseppe Farina, richiamando un punto toccato nella trattativa che ha portato
alla proclamazione del referendum di domani: una consultazione in cui i cinquemila
lavoratori di Pomigliano d'Arco sono chiamati a esprimersi sull'accordo che prevede, tra l'altro, l'investimento di settecento
milioni di euro per ristrutturare lo stabilimento campano e per spostare dalla
Polonia alla Campania la produzione della Nuova Panda. Sull'unanimità del consenso potrebbe
incidere la mancata sottoscrizione dell'accordo da parte della Fiom-Cgil, che ne
ha contestato i profili di costituzionalità per gli aspetti legati al diritto di
sciopero a al contrasto all'assenteismo. Il pericolo - come ha ribadito l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne - è che qualora la consultazione non ottenesse
un successo consistente, lo
stabilimento campano chiuderebbe, condividendo la sorte di Termini Imerese che si
fermerà nel 2011. Intanto i lavoratori dello stabilimento siciliano sono in agitazione
da stamane, per chiedere che sia riaperto il tavolo delle trattative sul loro futuro.