ROMA - Il 3 settembre dello scorso anno un coppia di Genova aveva scelto come nome per il loro primogenito Venerdì, ma oggi la Corte di Cassazione ha confermato la modifica d'ufficio del nome in Gregorio, santo del giorno di nascita del bambino, imposta alla coppia dal Tribunale di Genova.
Il caso giudiziario - Il tribunale genovese di primo grado aveva dichiarato illegittimo il nome "Venerdì" in quanto «incontrava il limite del sentire comune e del significato proprio dei nomi all'interno della comunità sociale». Quello imposto dalla coppia al bambino evocava, infatti, il noto personaggio del romanzo 'Robinson Crusoe' di Daniel Defoe, «una figura umana caratterizzata dalla sudditanza e dall'inferiorità». Da ciò il divieto di «imporre al bambino nomi ridicoli o vergognosi», al fine di evitare «situazioni discriminanti e difficoltà di inserimento della persona nel contesto sociale». Dello stesso parere la Corte d'appello del capoluogo ligure, che il 10 novembre 2007 aveva convalidato la rattifica del nome, sottolineando come «nell'impiego di tale nome si rinvenirebbe lo stesso senso del ridicolo dell'attribuzione di un nome comune, quale quello di un mese dell'anno, di un utensile, di un oggetto, oltre che connotazioni di tristezza e penitenza o, nella visione popolare, di connotazioni sfortunate o negative».
Le ragioni del ricorso - Contro tale verdetto, la coppia si era rivolta alla Cassazione, anzititto censurando il concetto di ridicolo addotto dalla corte. In secondo luogo, hanno insistito sulla legittimità della loro scelta adduceno celebri esempi , come Francesco Totti e Ilari Blasi che hanno chiamato la figlia "Chanel", o come Jaki Elkann e Lavinia Borromeo che hanno chiamato "Oceano" il loro secondogenito. Nel ricorso è stato inoltre rilevato che non esiste alcun limite di legge ai nomi stravaganti o non comuni, oltre al fatto che «nella nuova struttura della norma sullo stato civile - sosteneva la coppia - sarebbe scomparso ogni riferimento al divieto di utilizzare nomi geografici come nomi propri e, quindi, implicitamente, anche nomi della settimana».
Le motivazioni della Cassazione - La sentenza n.25452 della prima sezione civile della Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché in esso non si è «precisato quale sia stato il fatto controverso in relazione al quale assumono rilievo le censure relative alla motivazione del decreto impugnato».