SASSARI - Fermo o quasi. I lavori nel cantiere archeologico del
castello di Sassari procedono con lentezza e si ripetono le pause. In pratica dalla chiusura estiva di agosto sino a ora si è scavato in media un giorno ogni tre.
Il braccio di ferro sulla
ridefinizione del costo dell'opera tra l'impresa appaltatrice e il Comune di
Sassari ha infatti avuto ripercussioni sull'andamento dei lavori.
«Non si può lavorare così » - ha detto con amarezza Luca Sanna, che
coordina i lavori sul campo diretti da Daniela Rovina della Soprintendenza
archeologica di Sassari - « ci sono giorni in cui in cantiere arrivano otto
persone e giorni in cui non arriva nessuno. Come fai a lavorare bene?».
L'impresa avrebbe
richiesto di ridiscutere i prezzi dell'appalto in precedenza da lei definiti e
concordati perché i costi sarebbero più alti rispetto al previsto.
Ora il contenzioso sarebbe comunque
arrivato a una svolta. Dal 5 novembre infatti, come ha precisato Luca Sanna, i
lavori riprenderanno in maniera regolare.
Sono molti ancora gli interrogativi sui ritrovamenti che devono trovare una
risposta. Solo poco prima della pausa estiva era infatti venuto alla luce un silos
usato prima per lo stoccaggio del grano e poi
trasformato in una prigione. Sulle sue pareti i detenuti hanno inciso
croci, madonne e altri simboli religiosi. Agli archeologi si pone ora il problema di datare con
precisione quanto scoperto per avere informazioni maggiori su quando il silos è stato trasformato in prigione.
È stato anche ritrovato un
altro ingresso, scavato interamente nella roccia, che insieme ai resti delle
mura e dei cunicoli venuti alla luce la scorsa primavera, amplia e completa la
conoscenza dell'imponente sistema di difesa del castello.