Intervista a Primo Mastrantoni, segretario ADUC
"Non serve limitare il gioco
occorre un' informazione chiara"
Per l'Associazione che tutela i consumatori, nel Superenalotto premio e rischio sono sproporzionati
17-12-2008 | Cronaca | Valentina Guido

SASSARI - Per Primo Mastrantoni, segretario dell'Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, il ruolo più importante è quello dei mezzi d'informazione: vincere è difficile, se non impossibile, e bisogna dirlo chiaramente.
E' d'accordo con il Codacons, che propone di porre un tetto massimo alle giocate e al premio in palio?
No. Non credo che si debbano mettere dei limiti al gioco. Ognuno deve sapere a che cosa sta andando incontro. Gli adulti che giocano sono gli stessi che comprano alcolici. Quest'idea che lo Stato debba dire ai cittadini cosa fare è semplicemente moralistica.
Avete ricevuto segnalazioni negative sul Superenalotto da parte di qualche utente?
Fino a questo momento nessuno ha segnalato brogli. Però ci hanno chiesto molte informazioni sul funzionamento del gioco, e noi le abbiamo date.
Allora qual è la posizione dell'Aduc?
Pensiamo che il Superenalotto sia un gioco d'azzardo autorizzato in cui lo Stato si arricchisce sempre e comunque. Ma non è questo il problema. Il punto è che non rispetta le regole del gioco d'azzardo.
Cosa vuol dire?
Vuol dire che in ogni gioco d'azzardo l'entità della vincita deve essere proporzionata al rischio di non vincere. Nella roulette, tanto per fare un esempio, c'è una probabilità su 36 di vincere. Se vinco, ottengo la cifra che ho giocato moltiplicata per 36. Quindi nel Superenalotto, se giocassi un euro dovrei vincerne 622 milioni, cosa che non succede.
Cosa è opportuno fare?
Bisogna fare informazione e dirlo chiaramente: la gente deve sapere che vincere è quasi impossibile.
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