Centinaia di ragazzi di ogni età sfilano nel centro della città

Sassari, slogan e fischietti
In piazza contro la Gelmini

Poche le bandiere politiche. Molti gli striscioni colorati

24-10-2008 | Società | Grazia Sini

SASSARI - Sarebbe dovuta essere un'assemblea di studenti universitari. Nella facoltà di scienze politiche invece si sono fatti trovare anche molti ragazzi delle scuole superiori. Troppi per stare in un'aula. E così l'assemblea si è trasformata in un festoso corteo che ha attraversato il centro della città e si è fermato in piazza d'Italia. (LE IMMAGINI)

Il corteo. Un rumore di fischietti, slogan incomprensibili e battito di mani li precede e loro, striscioni in pugno, fanno ingresso nel salotto buono della città. Universitari e studenti delle scuole insieme, uniti dai cori contro il ministro dell'Istruzione e la sua riforma. Mancano le bandiere, una sola, rosso sgargiante, sventola sulle teste dei manifestanti, poche anche le kefia, da sempre simbolo di rivoluzione, anche se in un cartellone si legge "resistenza ora e sempre". Tanti e colorati gli striscioni, da chiare citazioni come "la Gelmini nuoce gravemente alla salute" a divieti come "vietato l'ingresso alla Gelmini, ministro della Distruzione"; qualche tamburo e molti fischietti. Poco importa se la piazza non è piena, come dice Mauro Piredda, del comitato studentesco universitario, "Non conta la quantità, ma la qualità".

Il comizio. Gli organizzatori salgono i gradini davanti al palazzo della Provincia, sistemano i lenzuoli colorati, impugnano i megafoni e si rivolgono ai ragazzi, ordinatamente sistemati in semicerchio. E inizia il comizio: contro il governo, contro il ministro, contro la riforma "iniziata da Berlinguer", contro "chi ci prende in giro". Ogni "contro" è accolto con applausi, fischi, urla d'approvazione e rumori di mestoli che battono a ritmo su coperchi di pentole. Infine arrivano le proposte: "Una scuola pubblica e di tutti, che utilizzi i fondi delle missioni  militari" suggerisce Mauro Piredda.

Unico intento e visioni differenti. Gli organizzatori sono entusiasti della riuscita della manifestazione, per quanto spontanea. Citano i francesi, che per mesi hanno fermato il loro Paese per bloccare la proposta di legge sui contratti di lavoro per i giovani. «Visto che qui in Italia hanno già distrutto il mondo del lavoro, non dobbiamo permettere che distruggano anche quello della scuola». Alla domanda del perché in Italia abbiano aspettato che il decreto diventasse legge, invece di iniziare subito le proteste, come in Francia, rispondono: "Era estate, mica si può manifestare d'estate". Tra gli organizzatori c'è chi si definisce "apartitico ma non apolitico" e chi invece chiede che sia specificato che fa capo a un determinato gruppo politico. Chi chiede una protesta unitaria con i docenti e chi sottolinea che professori e studenti da sempre hanno interessi differenti.

La polizia. Intanto i poliziotti, alcuni con manganelli e caschi in mano, osservano silenziosi e in un angolo i manifestanti "Non è un corteo autorizzato, ma si vede che sono ragazzi pacifici e non creeranno problemi" commenta uno di loro. Non si sentono toccati dagli slogan come "Ora anche i manganelli. Non siamo mica asinelli", sanno che non sono rivolti a loro. Dopo un'ora di comizio i manifestanti si salutano e la piazza lentamente si svuota. Appuntamento alla prossima iniziativa.

  • striscione asinelli

Cliccare sulle immagini per visualizzare un ingrandimento