ROMA. Quando il presidente della terza corte d'assise ha pronunciato le parole "colpevole di omicidio", Romulus Nicolae Mailat è rimasto attonito, poi in aula è risuonata l'unica parola uscita dalla sua bocca: "no". Si è concluso con questa atmosfera, e con una dura condanna, il processo di primo grado nei confronti del giovane rumeno accusato di aver ucciso Giovanna Reggiani esattamente un anno fa nei pressi della stazione Tor di Quinto.
La condanna è di 29 anni di reclusione, mille euro di multa e 500 mila euro di provvisionale di risarcimento per il marito della vittima. La pubblica accusa aveva chiesto il carcere a vita nei confronti del giovane romeno, accusato di omicidio volontario, violenza sessuale e rapina. Mailat, invece, non ha mai ammesso di aver ammazzato Giovanna Reggiani, sostenendo di aver soltanto rubato la borsa della vittima. Il difensore del giovane imputato, Piero Piccinino, dopo la sentenza si è detto sorpreso e ha dichiarato: "Non posso essere soddisfatto, anche se è stato evitato l'ergastolo. Ricorreremo in Appello". Nel processo è stata decisiva la testimonianza di una rumena, che ha raccontato di aver visto Mailat vicino al cadavere della Reggiani.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha espresso amarezza per la mancanza di una condanna di ergastolo. "E' una decisione che turba la coscienza dei romani", ha detto.