Un anno fa morì Enzo Biagi
In pochi lo ricordano

Era uno dei più grandi giornalisti del secolo
Fu cacciato dalla Rai dopo l'Editto bulgaro

06-11-2008 | Cultura e Spettacolo | Grazia Sini

Enzo Biagi

È passato un anno dalla morte di Enzo Biagi. Il 6 novembre 2007 si spegnava in un letto d'ospedale a Milano. La figlia in un'intervista raccontò che pochi giorni prima che morisse, quando gli chiesero come stesse, rispose: «Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie. ma tira molto vento». Un vento che poche ore dopo lo portò via.

Il giornalista - Enzo Biagi. Nato il 9 agosto 1920 a Pianaccio di Lizzano in Belvedere, un paesino dell'Appennino tosco-emiliano. Da sempre giornalista. Da quando diciottenne iniziò la carriera come cronista al Resto del Carlino. A ventuno anni, età minima per entrare nell'albo, divenne professionista.

L'antifascista - La censura al giornalino scolastico che aveva fondato con alcuni compagni dell'istituto tecnico dove studiò gli sviluppò una forte indole antifascista. Prese parte alla guerra partigiana combattendo nelle brigate "Giustizia e Libertà" legate al Partito d'Azione. Entrò a Bologna con le truppe di liberazione. Fu lui ad annunciare la fine del conflitto dai microfoni del Pwb, l'ente americano addetto alla propaganda di guerra nei territori occupati.

La carta stampata - Lasciò il Carlino nel 1951, dopo che il suo editore lo accusò di essere un "comunista sovversivo", perché aveva firmato il Manifesto di Stoccolma contro la bomba atomica. Fu direttore di Epoca, che trasformò da rivista di pettegolezzi a giornale impegnato,  scrisse anche per La Stampa e per il Corriere della Sera.

La televisione - Nel 1961 iniziò una nuova esperienza passando alla televisione, in Rai, dove coprì la carica di direttore del telegiornale e diede l'avvio a  "RT", il primo rotocalco televisivo. Nel 1963, però, fu costretto a dimettersi: l'accusa di essere comunista questa volta arrivò dal Psdi di Giuseppe Saragat e dalla destra.
Successivamente è tornato alla carta stampata, lavorando con diverse testate, e nel 1968 riprese la collaborazione con la Rai. Nel 1982 ha ideato e presentato il primo ciclo di film dossier e l'anno dopo "Questo secolo: 1943 e dintorni", trasmissione che cercava di ricostruire gli avvenimenti che avevano caratterizzato un periodo di forti cambiamenti, quello dal gennaio del 1943 alla primavera del 1945, attraverso documenti, fotografie, filmati e ricordi.

L'editto bulgaro - Era il 18 aprile 2002 quando il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, da Sofia, commentando le nuove nomine Rai, si augurò che « la nuova dirigenza non permettesse più un uso criminoso della televisione pubblica » cosa che, a suo giudizio, facevano Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi. La dichiarazione passò alla storia come l'Editto bulgaro. La trasmissione di Biagi, Il Fatto, fu prima spostata di fascia oraria, poi cancellata.

Il ritorno in tv - Nell'aprile 2007 salutò di nuovo i suoi telespettatori dagli schermi di Rai tre. Sette mesi dopo morì. La salma fu tumulata accanto a quella della moglie, nel cimitero di Lizzano in Belvedere, a Pianaccio. Sulla sua giacca il distintivo dei partigiani di "Giustizia e Libertà".

Oggi è un anno che è morto. «Uno dei più grandi giornalisti del '900» fu definito. «Una grande voce di libertà» lo descrisse il Presidente della Repubblica. Oggi però trovare un suo ricordo nelle pagine dei nostri quotidiani non è impresa facile.

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