ROMA - Vanno avanti, a migliaia. Indossano maschere; catene in segno di protesta; con le mani tengono gli striscioni. Fischietti al collo, tatuaggi in volto. Vanno avanti, gli studenti. A Cortei, a ondate. E senza paura. Gli slogan? Sempre gli stessi: no alla legge 133, no alla privatizzazione della scuola, no ai tagli della finanziaria, no alla riforma del Governo. In una frase: no alla Gelmini.
Decreto varato? Ma noi la crisi non la paghiamo. Accenna una timida apertura, Mariastella Gelmini, all'indomani dell'approvazione del decreto legge e delle nuove linee guida per l'Università da parte del Consiglio dei Ministri. «Non ci sarà nessun blocco per i concorsi universitari già banditi», assicura. «Le linee guida rappresentano un documento programmatico che offriamo al dibattito col mondo accademico - ha proseguito -. Il decreto consta di un piccolo provvedimento che prevede una serie di misure urgenti sul diritto allo studio, sulla valorizzazione del merito e sul ricambio generazionale negli atenei». Capitolo fondi? Nonostante i tagli già decisi per il 2010 (eliminazione di corsi inutili e riduzione delle sedi distaccate), il Ministro ha annunciato l'assegnazione di 500 milioni di euro per gli atenei più virtuosi, nonchè 135 per borse di studio a favore degli studenti più meritevoli. «Ma noi la crisi non la paghiamo», è il coro unanime dei manifestanti. Per questo organizzate in tutta Italia proteste di ogni genere.
Da nord a sud: uniti contro il decreto. Alle sfilate per le vie cittadine, universitari e manifestanti assicurano blocchi didattici e lezioni all'aperto. A Roma, cortei da Piazza Repubblica a Piazza Venezia; a Milano, da Largo Cairoli a Piazza Duomo; a Napoli, da Piazza Mancini a Piazza del Plebiscito; a Pisa, bloccati addirittura alcuni binari della stazione. C'è perfino chi paragona questi giorni alle proteste sessantottine. Anno scolastico appena all'inizio, ma per i docenti e gli studenti, pagelle già pronte: Governo bocciato.