Accordo su Zavoli tra maggioranza e opposizione

Vigilanza Rai, il Pd caccia Villari
ma il presidente non si dimette

Veltroni: "Non parteciperemo alla Commissione
sino a quando non se ne andrà"

20-11-2008 | Politica | Mara Fratus

Riccardo Villari

Roma - Riccardo Villari non intende dimettersi dalla presidenza della Vigilanza Rai, e il Pd lo espelle. Nonostante le pressioni del partito, gli inviti dei due presidenti delle Camere, Fini e Schifani, e quello del premier, Silvio Berlusconi, Villari resta fermo sulle sue posizioni: "Si dimetta - ha chiesto Gianfranco Fini - e dimostri rispetto per le istituzioni". "Il suo impegno è concluso - ha continuato il presidente del Senato, Renato Schifani - ora si dimetta". Neanche l'intervento del presidente Berlusconi è servito: "Villari può ritenersi soddisfatto - ha affermato - e può quindi rassegnare serenamente le dimissioni visto che maggioranza e opposizione hanno condiviso e concordato la designazione di Zavoli a presidente della commissione di Vigilanza". Ma Villari non sembra per niente intimorito dall'espulsione dal partito e ha dichiarato che "non sarà certo questo gesto a fargli cambiare idea".

Ieri. Durante la riunione di ieri pomeriggio a palazzo San Macuto, sede delle commissioni parlamentari e della biblioteca della Camera dei Deputati, Villari, votato solo dalla maggioranza, ha diretto la formazione del vertice della Commissione.

La votazione. La Commissione di Vigilanza Rai ha eletto i due vicepresidenti: Giorgio (Pdl) con 21 voti e Giorgio Merlo (Pd) con 15 voti. Ha ricevuto un voto anche il senatore del Pd Sergio Zavoli, che con il senatore Pancho Pardi e il deputato Leoluca Orlando, entrambi di Idv, erano assenti alla seduta. 

Dopo giorni di polemica sul nome che avrebbe sostituito quello di Orlando si è arrivati all'accordo su Sergio Zavoli e il Pd aspettava, alla fine della seduta di voto, le dimissioni da Villari che, invece, alla fine della votazione e senza presentare le dimissioni, ha convocato l'ufficio di Presidenza per le comunicazioni: "Non mi dimetto", ha annunciato, ai capigruppo. "Ho deciso di mantenere il ruolo di presidente della Commissione di Vigilanza che mi è stato affidato col voto di parlamentari che hanno svolto legittimamente la loro funzione - afferma Villari - e chiedo rispettosamente a tutti i colleghi della Commissione di compiere un atto di coraggio e di permettere a questo organo di garanzia di svolgere il suo delicato e impegnativo lavoro".

Le reazioni. Immediata la reazione del Pd: "Finchè Villari non si dimette da presidente della Vigilanza, noi non partecipiamo più ai lavori della Commissione", fa sapere Vinicio Peluffo, membro del Pd nella Commissione di San Macuto. "Aveva detto - sottolinea Giorgio Merlo, oggi eletto vicepresidente della Vigilanza, riferendosi a Villari - che nel caso ci fosse stata una soluzione condivisa tra maggioranza e opposizione, si sarebbe dimesso. La soluzione condivisa c'è e davvero stupisce che ancora oggi lui dica di non saperlo. Ora lo sa e dovrebbe dimettersi".

Il leader del Pd, Walter Veltroni, preso in contropiede dalla riluttanza di Villari nel rassegnare le dimissioni, ha commentato: "Noi sulla Commissione di Vigilanza Rai abbiamo fatto un'intesa con Palazzo Chigi sul nome di Zavoli. Il problema ora non è più mio, ma in casa della destra - ha precisato - Se vogliono lo risolveranno loro. Spetta a loro applicare un'intesa se ci troviamo ancora tra persone serie". "Villari - afferma Veltroni - è stato eletto con i voti della maggioranza in un posto che spettava all'opposizione. Giovedì aveva detto che non avrebbe fatto nulla contro il partito, poi a me ha detto che si sarebbe dimesso e ancora dopo ha detto che si sarebbe dimesso dopo che si trovava un'intesa sul nome. Una vicenda pazzesca, come talvolta accade nella politica italiana".

Intanto e senza perdere tempo, Villari ha depositato ieri il suo primo atto da presidente: il regolamento Rai sulle future elezioni in Abruzzo.


  • Riccardo Villari

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