ROMA - Bambini senza diritti, obbligati a combattere invece di andare a scuola e sempre più nel mirino dei pedofili. E' una situazione sconcertante quella dipinta dai dati diffusi da Save the children in occasione della giornata mondiale dell'infanzia.
Istruzione e guerra. Sono 37 milioni i bambini in tutto il mondo che non hanno la possibilità di frequentare la scuola; 250 mila di questi perché costretti a essere soldati, spie e combattere negli eserciti non governativi in almeno 24 nazioni. Negli ultimi 15 anni l'80% delle vittime civili delle guerre sono stati donne e bambini. Due milioni di minori hanno perso la vita a causa di scontri a fuoco, sei milioni sono stati feriti, resi disabili o sono stati vittime di traumi psicologici perché obbligati ad assistere a episodi di terribili abusi o violenze. Questa mattina l'associazione che si occupa di difendere i diritti dei minori insieme con 31 premi Nobel ha inviato una lettera aperta ai leader del mondo per chiedere che venga rispettata la Convenzione del Fanciullo.
Pedopornografia. Ma non è tutto. Nella giornata mondiale dell'infanzia anche Telefono Arcobaleno, associazione che da dodici anni lotta a fianco delle polizie nazionali e internazionali contro la pedofilia e la pedopornografia, ha diffuso alcuni dati in cui emerge che è l'Europa l'epicentro della pedofilia on line. In particolare oltre il 90% dei bambini vittime di questi abusi è europeo, due terzi dei clienti vivono nel vecchio continente e l'86% del materiale pedopornografico si consuma in Europa. L'Italia, per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, è al quinto posto nel mondo nella classifica mondiale.
Il messaggio dei politici. «Ancora oggi, purtroppo, sono presenti in vaste aree del pianeta situazioni di grave sfruttamento dell'infanzia - ha dichiarato in un messaggio il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - specialmente dove persistono diffuse e antiche condizioni di sottosviluppo e di povertà e conflitti endemici tra le diverse etnie». Forte deve essere pertanto l'impegno delle organizzazioni internazionali nell'impedire ogni forma di sfruttamento, che giunge fino all'impiego di adolescenti come soldati, e nel rimuovere gli ostacoli che impediscono condizioni di vita rispettose dei bisogni, dei diritti e delle aspirazioni dei minori. Napolitano ha anche sottolineato che nel nostro Paese «c'è molto da fare: una maggiore e più generale consapevolezza delle numerose insidie presenti anche nelle società più evolute è indispensabile per contrastarle con la massima determinazione e offrire alle nuove generazioni la possibilità di crescere in condizioni di sicurezza e di serenità».
Anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha voluto ribadire l'impegno per la tutela dei bambini: «Una società che non pensa abbastanza ai bambini, che ne ignora superficialmente le domande, che ne calpesta cinicamente i diritti, e che non si impegna a fondo per prevenire e colpire i casi di violenza e sfruttamento, è una società senza avvenire. E' una società ottusamente egoista che si autocondanna alla decadenza». E nella giornata mondiale dell'infanzia anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è intervenuto a Montecitorio tornando sul tema delle "classi ponte" definendole una scelta di «buon senso" che non discrimina ma, anzi, è «una cosa logica e doverosa a vantaggio dei bambini e delle maestre». Riguardo alla situazione dei bambini che vivono nei campi rom Berlusconi ha affermato che «il provvedimento del governo non rappresenta una schedatura ed è in linea con i Paesi dell'Unione europea». «Lavoriamo ad un nuovo welfare per l'infanzia e l'adolescenza ma questo non viene compreso anzi viene strumentalizzato" precisando che «é un dovere di chi governa tutelare i diritti dei minori, assicurando loro libertà e benessere».