Nuova udienza sul sequestro dell'allevatore di Bonorva

Atzas: "Titti Pinna l'ho liberato io"
ma la vittima lo smentisce in aula

L'ex ostaggio chiede silenzio e prega,
poi inizia l'interrogatorio del Pm

21-11-2008 | Cronaca | Pietro Furriolu

Sassari - "Il signor Pinna l'ho liberato io": sono queste le parole di Salvatore Atzas, imputato principale, in apertura di una nuova udienza sul sequestro dell'allevatore di Bonorva, Giovanni Battista Pinna. Una svolta processuale, che può ribaltare o aggravare la posizione dell'allevatore di Sedilo, che si era sempre rifiutato di rilasciare dichiarazioni.
Titti Pinna chiede di spegnere telecamere e macchine fotografiche. Chiede conforto, vuole pregare, e in aula scende il silenzio. Atzas e Natalino Barranca (servo pastore, anch'egli imputato) dalla gabbia osservano le spalle dell'ex sequestrato e non si guardano neppure.
In aula si accavallano le voci. Con freddo distacco Atzas prende la parola e tramite il suo avvocato, Salvatore Porcu, si chiede un confronto faccia a faccia con Titti Pinna. "La richiesta di parlare in aula guardando in faccia la parte offesa non trova nessun riscontro in campo giuridico, mi oppongo"; replica il Pm Gilberto Ganassi.  E' una richiesta curiosa e inaudita  - continua -, un atteggiamento agropastorale che si ritrova nel codice barbaricino: il cosiddetto s'accaramentu, dove si prescrive che le accuse debbano essere chiarite guardandosi in faccia o meglio negli occhi. Respinta dal presidente Plinia Azzena  l'istanza della difesa, Atzas chiede che Pinna veda "la sua statura e le mani", prima di affermare di aver liberato l'ostaggio. Poi vistosi alle strette  si contraria: il suo viso esprime nervosismo, e decide di fare una dichiarazione spontanea. Sostiene di aver liberato Titti Pinna, ma l'allevatore di Bonorva, subito dopo smentisce. Alla domanda del Pm se qualcuno lo abbia aiutato a scappare, risponde: "nessuno, a parte il Padre Eterno".
Vengono ricostruite nell'interrogatorio di Ganassi alcune fasi della prigionia, in particolare la successione dei pasti (per Titti uno al giorno, un'ora prima della mungitura mattutina) che l'ex ostaggio nel buio consumava in un angusta cella di pietra, al di là del muro di fieno che lo teneva nascosto. Si mostrano in un maxi schermo delle immagini refertate degli oggetti ritrovati alle porte di Sedilo, nell'ovile prigione di Su Padru. La forchetta usata per liberarsi dalla catena, il secchio che usava per i bisogni e in aula il fucile ritrovato nel covo lager, che secondo Pinna potrebbe essere quello che gli è stato puntato contro dai banditi durante il rapimento.
A questo punto l'avvocato Pasqualino Federici, legale di Natalino Barranca, presenta istanza per un controinterrogatorio e un ulteriore approfondimento. La difesa di Federici batte su un punto: Barranca non sapeva (visto che si recava in ovile solo per la mungitura e sempre con Atzas perché non è in grado di guidare) che Titti Pinna fosse a Su Padru.
Il processo è stato quindi aggiornato a martedì prossimo, alle 10.30, quando l'ex ostaggio tornerà in aula per la terza volta, per rispondere anche alle domande dei legali di Atzas, Salvatore Porcu e Rosaria Manconi.

  • Confronto in aula
  • Referto num. 18, fucile ritrovato a Su Padru

Cliccare sulle immagini per visualizzare un ingrandimento