ROMA. Gli interventi statali di sostegno al reddito saranno allargati anche ad altre categorie di lavoratori, oltre ai dipendenti e pensionati. L'ha dichiarato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. L'esponente del governo ha spiegato l'intenzione di coinvolgere nell'iniziativa anche le parti sociali, a iniziare da quelle di commercio e artigianato. Interventi che faranno parte del decreto anti-crisi, il cui nucleo sarà costituito dal trasferimento dal trasferimento di un'una tantum - da 150 a 800 euro - alle famiglie con redditi che non superano i 20 mila e formate da 6 o più componenti. Limite che si abbassa a 12 mila euro per i coniugi senza figli, mentre nel caso di coppie con 3-5 componenti il limite reddito preso in considerazione per avere il beneficio finanziario è ricompreso tra 12 mila a 17 mila euro.
L'operazione che andrà in porto prima di Natale dovrebbe costare alle casse pubbliche una cifra intorno al miliardo
e mezzo di euro.
Le misure fiscali. L'intervento è ora all'esame dei tecnici del ministero dell'Economia. Insieme all'una tantum entreranno nel
pacchetto alcuni benefici fiscali: a iniziare dalla detassazione del lavoro straordinario e la riduzione di 3-4 punti degli acconti fiscali, per finire con lo spostamento dei termini di pagamento dell'Iva.
Sostegni, dunque, a famiglie e imprese, come aveva dichiarato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Sulle cui giustezza ora si attende il parere del sindacato. La Cgil, da parte sua, sta preparando un piattaforma da presentare al governo, con priorità per la facilitazione dell'accesso al credito da parte delle imprese e l'aumento della domanda di beni da parte delle famiglie, così da far ripartire consumi e produttività del sistema. «Se il governo accoglierà la nostra linea - ha dichiarato il segretario, Guglielmo Epifani - siamo pronti anche a revocare
lo sciopero».
Fmi: Italia, ripresa lenta. La difficoltà economica del Paese è stata certificata anche dall'analisi del Fondo monetario internazionale, che ha pronosticato per l'Italia una ripresa lenta». Tra i mali segnati nell'agenda del Fmi, la riduzione, nell'ultimo trimestre, di produzione ed esportazioni.