ROMA - La lista che ha vinto le scorse elezioni, il Popolo delle Libertà (Pdl), si avvia a diventare un partito. Durante il consiglio nazionale di oggi, uno dei due principali "azionisti" del Pdl, Forza Italia - l'altro è An, oltre a sigle minori come il Pri, il Nuovo Psi, il gruppo di Giovanardi o quello della Mussolini - ha deciso di sciogliersi e di confluire nella nuova formazione. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, fondatore e plenipotenziario di Forza Italia, ha indicato una data per il nuovo partito: marzo 2009.
Per acclamazione: scordatevi i pianti dell'ultimo congresso del Pci o dei Ds, con le scissioni di Cossutta e Mussi, o anche le frasi come «Dobbiamo lasciare la casa del padre con la certezza di non tornarci mai più» con cui Gianfranco Fini liquidò l'Msi e fondò Alleanza Nazionale (anche se alcuni giurano di aver visto oggi gli occhi del Cavaliere inumidirsi). Questa volta si è proceduto per acclamazione, sulle note di "Meno male che Silvio c'è".
A decretare la fine di Forza Italia non è stato neanche un congresso, ma un consiglio nazionale. E la mozione che ha segnato la fine del movimento politico nato con la discesa in campo di Silvio Berlusconi, allora solo tycoon dei media privati e presidente del Milan, è stata seguita dalla lettura del "Verbo": il discorso con cui nel 1994, ormai 14 anni fa, il Cavaliere decise di scendere in politica. L'ha letto lo stesso premier, aggiungendo anche che «Non c'è da cambiare una sola parola rispetto al testo della mia discesa in campo (...) Forza Italia è stata, è ancora e sarà in futuro il vero baluardo della democrazia nel nostro Paese».
In Forza Italia tutto inizia e finisce con Berlusconi. E alcuni sospettano che sarà così nel Pdl. Lo dice Dell'Utri «Forza Italia continuerà ad esistere, perché Forza Italia è Berlusconi. E questa cosa non l'ha ancora capita nessuno». Lo dice La Russa, ministro della Difesa e coordinatore di An, secondo il quale «oggi Silvio Berlusconi è il candidato unico alla leadership del Pdl, ma ciò non vuol dire che non ci siano altri leader, come Fini, che quando vorrà e non avrà più un ruolo istituzionale, avrà un ruolo di prestigio in questo partito». Lo dice lo stesso documento che "pensiona" Forza Italia, (dove la parola scioglimento non è mai menzionata), in cui si dà «pieno mandato a Berlusconi» in vista del congresso fondativo del Pdl, previsto per marzo 2009. Ora più che mai, il premier è un "uomo solo al comando".