SASSARI - Complessità, linguaggi, referenti e obbiettivi che l'informazione religiosa deve percorrere nelle nuove frontiere della comunicazione in Italia. Capire l'importanza del dialogo e cooperazione tra Chiesa Cattolica e altre componenti della società civile, a partire in primo luogo dal mondo giornalistico. In tutto ciò, una sfida: il superamento della tradizionale distinzione tra vaticanisti, considerati come gli unici esperti della materia, e stampa laica, spesso estranea o poco coinvolta nel settore informativo religioso.
Questi i temi affrontati ieri sera alle 18 a Sassari nella conferenza tenuta dal vaticanista di Radio Rai Raffaele Luise nel Rettorato di Piazza Università, con la partecipazione del Prorettore Attilio Mastino, Padre Francesco Sechi e Rosario Cecaro, entrambi dell'ateneo sassarese.
Raffaele Luise ha prospettato il difficile cammino dell'informazione religiosa entro un'ottica geopolitica e culturale che abbraccia tutto il mondo: "Negli ultimi venti o trent'anni si è entrati nell'età post-moderna e multiculturale, dove si è prodotto il fenomeno della disparità fra Nord e Sud e delle migrazioni umane. E' all'interno di un quadro dominato dallo sviluppo scientifico - continua Luise - che si è giunti all'autonomia dell'uomo rispetto al divino. In questo scenario emerge con forza lo spettro dello scontro di civiltà Islam-Occidente, come dimostrano i fraintendimenti alimentati dal discorso di Benedetto XVI tenuto nel 2006 all'Università di Ratisbona".
Nel convegno si affrontano più temi, che spaziano dallo Stato laico e non confessionale alla crisi di identità dei moderni Stati nazionali, fino ai recenti attacchi terroristici in India e i fatti della Nigeria. Ecco allora apparire come punto cruciale il compito di un'informazione pronta a confrontarsi con la realtà. E, in un disordine politico globale, affiora l'importanza della testimonianza: che vada oltre i confini; che abbracci nuove società multiculturali.
E il compito dell'informatore religioso? "Semplice, ammette Luise: avere onestà e amore verso la verità della notizia, ma soprattutto aprirsi verso il pluralismo e i non credenti".