Oltre 2 mila le adesioni in poche ore

In Turchia, trecento via web
dicono "Armeni scusa"

Il testo parla apertamente dei massacri turchi sugli armeni
del 1915

16-12-2008 | Esteri | Francesco Bellu

massacri degli armeni

ISTANBUL - Hanno chiesto scusa via web, con una lettera pacata di poche righe, ma che ha una forte valenza politica e culturale. Perché a scriverla sono trecento intellettuali turchi e a chi si fanno le scuse sono gli Armeni.
E le adesioni al testo sono oltre 2 mila in meno di 24 ore.

Per la prima volta in Turchia si parla apertamente e soprattutto si chiede perdono per i massacri contro le popolazioni armene del 1915, che secondo le stime più accreditate si aggira intorno al milione e mezzo (anche se per la Turchia riduce il numero a 300 mila).
"Simpatizzo  con i sentimenti e la pena dei miei fratelli armeni", recita la lettera.

Il testo ( www.ozurdiliyoruz.com/default.aspx) in realtà non usa né la parola "massacro" né tantomeno quella di  "genocidio" (termine usato da molti storici autorevoli e violentemente ricusato dalla Turchia),  ma quello di "Grande catastrofe", riallacciandosi peraltro alle parole armene che definiscono queste vicende come "Grande male" (Metz Yeghern).

Ma come ha detto Ali Bayramoglu, professore di Sociologia e promotore dell'iniziativa, «Ogni parola e ogni virgola sono state pesate con attenzione. Non volevamo togliere lavoro agli storici, né turbare i fragili equilibri del Paese che, sulla grande catastrofe degli armeni-ottomani, è ancora profondamente diviso».

Ed è proprio per questo motivo che il testo ha spiazzato i nazionalisti più convinti, anche se non sono mancati comunque attacchi dalle aree più reazionarie che hanno cercato di sabotare il sito.
D'altra parte si registra anche il silenzio da parte dell'autorità governativa, nello specifico sia del premier Recep Tayyp Erdogan, sia del presidente Abdullah Gull. Un silenzio che ad Ankara è visto quasi come un interesse positivo per l'iniziativa.

Solo qualche anno fa parlare di armeni e della pulizia etnica compiuta dai turchi ottomani nel 1915 era considerato un tabù, sanzionato peraltro da un articolo della Costituzione turca che lo considera come un "insulto" all'identità nazionale.
A farne le spese per questo motivo sono stati molti intellettuali turchi, primo fra tutti il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, e il giornalista turco-armeno Hrant Dink, ucciso qualche anno fa dagli ultranazionalisti.

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