Alla famiglia non resta che il ricorso al tar

Caso Englaro, no della clinica
«Rischiamo la chiusura»

il Ministro potrebbe assumere provvedimenti che metterebbero a repentaglio oltre 300 posti di lavoro

16-01-2009 | Cronaca | Mirko Peddis

Eluana Englaro

UDINE - La clinica Città di Udine si tira indietro e comunica di dover ritirare la propria disponibilità ad ospitare la signora Eluana Englaro e l'equipe di volontari esterni per l'attuazione del decreto emesso dalla Corte d'Appello di Milano il 9 luglio 2008, ratificato dalla Corte di Cassazione a sezioni riunite lo scorso novembre.

Lo afferma un comunicato emesso dalla stessa Casa di Cura friulana e sottoscritto dall'amministratore delegato Claudio Ricocbon. "Le ragioni di questa sofferta decisione, che viene assunta con amarezza - si legge nella nota - sono da ascriversi alla disamina circa le norme amministrative e la possibile sovrapposizione di competenze esistenti tra Stato e Regioni".

In sostanza, "gli approfondimenti condotti portano a ritenere probabile che, nel caso si desse attuazione all'ospitalità della signora Englaro per il protocollo previsto, il Ministro potrebbe assumere provvedimenti che - per quanto di validità temporanea proprio in virtù delle specifiche pertinenze delle Istituzioni - metterebbero a repentaglio l'operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più' di 300 persone, oltre che di quelli delle società controllate, ed i servizi complessivamente erogati alla comunita'". Di fronte a tale, concreta prospettiva, la Casa di Cura ha dunque dovuto rinunciare a portare avanti un'azione concepita con l'unico scopo di dare al signor Beppino Englaro il supporto logistico per esaudire la volonta' della figlia.
  • Eluana Englaro

Cliccare sulle immagini per visualizzare un ingrandimento