contraddizioni e curiosità della campagna elettorale

con Soru e Cappellacci parte
la corsa al consiglio regionale

Il 15 e 16 febbraio i sardi eleggeranno il nuovo governatore

30-01-2009 | Sardegna | Luca Losito

È stata definita la campagna elettorale più anomala nella storia dell'autonomia regionale. Da una parte un sardo che della sardità ha fatto una bandiera, per questo i sardi alle ultime elezioni lo hanno premiato. Dall'altra un candidato quasi estraneo alla politica ma che ha come padrino il leader del primo partito d'Italia.
E all'indomani delle dimissioni di Soru gli schieramenti si animano da subito, propongono programmi, temi di confronto, talvolta contraddizioni. In certi casi qualche tematica va ben oltre il puro fatto politico. Ogni occasione è buona per attaccare gli avversari, sul piano personale come su quello delle promesse, fatte o disattese, sugli slogan, le alleanze, il futuro dell'Isola.
Certe affermazioni sono fatte per pura provocazione, per stimolare riflessioni, per suscitare reazioni, per fare in modo che se ne parli, anche male, purché se ne parli.
Renato Soru ha come slogan "La Sardegna che cambia", naturalmente chiarisce subito che si tratta di un work in progress, un cambiamento in divenire che lui sta attuando e non andrebbe interrotto. Ha ragione, un cambio radicale equivarrebbe a votare per il suo avversario, a cambiare, appunto, così dicono i suoi delatori.
Due invece gli slogan per Ugo Cappellacci, candidato del centro-destra: "La Sardegna torna a sorridere", messaggio perfetto, immediato per esperti della comunicazione, come un prodotto del quale non poter fare a meno, un innovativo dentifricio. Ma non manca il "Contro la Sardegna dei vincoli", che poi sono quelli con i quali Soru ha momentaneamente fermato gli appetiti degli speculatori del cemento sulle coste sarde. Definito da qualche quotidiano "il grande sconosciuto", Cappellacci campeggia su tanti manifesti, per la campagna elettorale la sua foto è stata scelta da un guru della comunicazione, quel Gavino Sanna che è anche l'inventore dello slogan "Meglio Soru", utilizzato durante la precedente campagna elettorale dall'ex governatore della regione.
Alleato importante del centro-destra è il sindaco di Castelsardo, Franco Cuccureddu. Il suo manifesto, il primo ad essere affisso, scontenta alleati e oppositori. Cappellacci si lamenta: "Dov'è la mia faccia?"; "Ci sarà - risponde Cuccureddu - avevamo fretta, nei prossimi ci sarai". Dall'altra parte della barricata Soru, non ufficialmente, fa sapere che ritiene offensivo lo slogan "I sardi li freghi una volta Soru". "Soru è troppo suscettibile - dice Cuccureddu - avevamo pensato di scrivere "il sardo lo inganni una volta Soru", ma la parola "inganni" mi è sembrata eccessiva e l'ho fatta togliere. "Freghi" è sicuramente più bonario. Del resto lui si presenta con il messaggio "testardo, introverso, orgoglioso, sardo" e io gli rispondo con me stesso: "ironico, dissacrante, cionfraiolo, sassarese"; ma soprattutto sardo come lui".
Cuccureddu, che non si definisce "uomo di destra" e su qualche punto del programma è anche d'accordo con Soru, vuole estendere a tutta l'isola il "metodo" che lo ha portato a riscuotere forti consensi nel Nord Sardegna e a portare il comune di Castelsardo tra i primi in Italia per quanto riguarda l'utilizzo di contributi comunitari.
Silvio Berlusconi sente molto questa campagna elettorale, tanto da partecipare in prima fila e prendere per mano il suo candidato, lui che in Sardegna viene solo in vacanza ma si dichiara un grande affezionato. Alla fiera di Cagliari, il premier del Pdl sfida Soru sul numero dei partecipanti. In quella stessa parte del padiglione Soru aveva aperto la sua campagna elettorale ma in una sala più piccola. Poi condisce la parte ufficiale con qualche fuori programma, assurdo continuare a pensare che sia un caso, più facile ipotizzare che sia tutto programmato, previsto, calcolato. Berlusconi informa i presenti che la Sardegna è ricca di lentischio e mirto, piante che personalmente ama molto, invita i sardi a riscoprire l'antica arte del giardinaggio. E durante la visita al Nuraghe Losa si scopre archeologo, dando la sua personale interpretazione alla funzione delle costruzioni megalitiche: "A mio avviso erano senza dubbio utilizzati come granai o magazzini, l'interno è assolutamente invivibile per qualunque essere umano". Certo, abituato a Villa Certosa, l'abitabilità non gli deve essere parsa tra le migliori.
Ci ha pensato per fortuna il prof. Lilliu, che ha dedicato una vita intera allo studio della civiltà nuragica, a smentirlo: "Berlusconi dice una mostruosa inesattezza". Ma le affermazioni del leader del Pdl fanno comunque il giro dell'Isola. La prassi è la stessa di sempre, chi lo apprezza lo difende dicendo che è stato frainteso, che ha fatto solo una battuta, che la sua ironia non è stata capita. Chi lo osteggia si indigna, prende le distanze, a volte insulta.
Dalla fiera emerge così ancora una volta la figura del premier di Arcore, che ci tiene a precisare: "Il candidato del centro-destra è Ugo, non fate confusione!". Gli fa eco Cappellacci: "Frequento Arcore da molto tempo, il mio è un affetto sincero". Non mente, il commercialista cagliaritano, ad Arcore passò infatti la vacanza premio per la maturità. E la sua famiglia ha rapporti con i Berlusconi almeno da due generazioni.
C'è spazio per altre liste, tante, forse troppe, tra cui spiccano gli ex sardisti che rinnegano un secolo di identità e di lotta contro l'invasore, "s'istranzu" per inseguire il miraggio di poltrone in consiglio regionale e allearsi perciò con il Pdl. È da questo atteggiamento che nascono i RossoMori, quelli che ancora credono agli ideali di Emilio Lussu e si definiscono, forse a ragione, i sardisti autentici.
Non ce l'hanno fatta, invece, a correre per un posto in regione, gli indipendentisti della Repubblica di Malu Entu, guidati da Doddore Meloni. Il leader, (dopo aver issato la bandiera dell'indipendenza sull'Isola della costa oristanese il 27 agosto 2008), aveva già contestato il numero, a suo dire esagerato, di firme richieste per la presentazione delle liste. Meloni aveva ipotizzato già la sua esclusione e annunciato ricorso per incostituzionalità; un numero così alto di firme impedisce ai piccoli partiti di prendere parte alla vita politica della Sardegna.
Alle urne si andrà dunque il 15 e 16 febbraio. La data che da più parti era stata prospettata come quella in cui si sarebbero svolte le elezioni regionali anticipate era il 22 febbraio, impraticabile per la concomitanza con tanti festeggiamenti nell'Isola. Il 22 è infatti l'ultima domenica di Carnevale, quella in cui si tengono importanti sfilate in tutta la Sardegna e, ad Oristano, la Sartiglia. Il rischio in agguato era una scarsa affluenza alle urne. Per una volta nel calderone del sabba elettorale politico, tutti d'accordo. Ora il rischio è che mezza Sardegna quell'ultima domenica di carnevale, una settimana dopo il voto, non abbia voglia di festeggiare. Ma comunque andrà, per tutti, sarà tempo di quaresima.