Tutto era iniziato il 25 novembre con le dimissioni del governatore Renato Soru

Le origini della crisi politica sarda
lo scontro sulla legge urbanistica




Viaggio alla radice dello scontro che ha portato allo scioglimento del Consiglio regionale

09-02-2009 | Sardegna | Monia Melis

palazzo regione2

CAGLIARI - La crisi politica in Sardegna è iniziata ufficialmente il 25 novembre con le dimissioni presentate dal governatore Renato Soru. La sua maggioranza di centrosinistra bocciò in quella data un emendamento alla legge urbanistica che poneva dei vincoli di costruzione anche sulle zone interne dell'isola. Il Piano paesaggistico e la cosiddetta "legge salvacoste" sono stati i capisaldi del suo mandato, tanto che Soru sul voto aveva posto una sorta di fiducia. Con questo provvedimento il il presidente dimissionario avrebbe completato il programma di governo che prevedeva una pianificazione territoriale basata sulla tutela dell'ambiente. Ma la crisi politica ha radici lontane: la spaccatura finale in consiglio regionale è arrivata dopo mesi di lotte interne al Partito democratico sardo e rotture nella stessa giunta regionale. 

Contro l'emendamento hanno votato i dissidenti del Pd, guidati dal relatore della legge Giuseppe Pirisi e da Silvio Lai, la Sinistra democratica di Renato Cugini e i socialisti di Peppino Balia, ossia la parte del centrosinistra che chiedeva le primarie di coalizione: 55 i voti contrari, 21 quelli a favore.
In particolare lo scontro è nato dal fatto che Soru chiedeva che la regione usasse per il Piano paesaggistico delle zone interne le vecchie regole, ossia quelle indicate dalla "legge salvacoste". Proposta osteggiata da settimane dalla parte di maggioranza contraria che preferiva le regole della nuova legge urbanistica.

Secondo lo Statuto sardo, l'ex governatore aveva un mese di tempo, fino al 25 dicembre, per ritirare le dimissioni che sono state confermate l'ultimo giorno disponibile, la vigilia di Natale. A nulla sono valse le pressioni dei vertici nazionali del Partito Democratico, a partire dal segretario  Walter Veltroni: Soru ha rifiutato il ricongiungimento formale con i dissidenti della sua maggioranza. Al consiglio regionale riunito per discutere le sue dimissioni Soru si è presentato ponendo delle condizioni precise per tornare sui suoi passi: l'adozione integrale dei vincoli paesaggistici sulle zone interne dell'isola, l'approvazione della manovra finanziaria 2009 e la riduzione a 80 da 86 dei consiglieri regionali.

L'appello al voto era rivolto sia alla sua maggioranza che all'opposizione da cui è arrivata una scontata bocciatura. Da qui la decisione di Soru: la conferma delle dimissioni e quindi il voto anticipato il 15 e 16 febbraio, sei mesi prima della scadenza naturale della legislatura. Ora la legge urbanistica è congelata, tra gli aspetti più contestati ci sono  il divieto di costruzione assoluta nella fascia dei 300 metri dal mare, gli incentivi per l'utilizzo di materiali non inquinanti e che favoriscano il risparmio energetico, il sistema del silenzio-assenso nelle concessioni edilizie.

Il 27 dicembre è stato sciolto il Consiglio regionale, fino alle elezioni la Regione sarà governata da Carlo Mannoni, nominato a dicembre vicepresidente, una figura prevista dalla nuova legge statutaria. Il governatore dimissionario l'aveva detto già a novembre: «Non sarà il mio ultimo giorno in politica», così è iniziata la sua campagna elettorale.

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