Bolivia, sì alla nuova Costituzione
Morales: "finita l'era coloniale"

Il 60% dei boliviani votano la nuova Magna carta,
ma il no prevale nei dipartimenti autonomisti

26-01-2009 | Esteri | Andrea Fagioli

Morales

LA PAZ - Il 60% circa dei boliviani ha approvato ieri la nuova Costituzione. Dopo aver visto le prime proiezioni, il presidente Evo Morales, che aveva promesso una nuova era per il paese, ha salutato il risultato annunciando la rifondazione dello Stato e "uguali opportunità per tutti". Da Palazzo Quemado, sede del governo, si è rivolto all'opposizione dicendo: "Voglio che sappiano che questa è la fine dello stato coloniale, oggi abbiamo chiuso con il colonialismo interno ed esterno".

La nuova costituzione. Nei 411 articoli della nuova Costituzione, scritta nel dicembre 2007 a Sucre: intervento dello Stato nell'economia, autonomia dei popoli indigeni e la definizione di paese "pacifista". La stesura della Magna carta, a dicembre del 2007 nella capitale costituzionale Sucre, è stata accompagnata da manifestazione, sfociate in tafferugli, di cittadini che chiedevano che la città tornasse a essere anche capitale amministrativa e politica (spostata a La Paz nel 1899).

Un paese diviso a metà. Nonostante la vittoria abbastanza netta dei Sì, la Bolivia si presenta come un paese spaccato in due. L'ovest povero, abitato in maggioranza da indigeni e filo-Morales, contro l'est ricco di risorse naturali, creolo e autonomista. Secondo quanto riportato dai media boliviani, il No, pur non riuscendo ad andare oltre il 40% a livello nazionale, avrebbe addirittura vinto in cinque dei nove dipartimenti (Santa Cruz, Tarija, Beni, Pando e Chuquisaca). Lo scorso anno, gli stessi dipartimenti ribelli avevano votato l'autonomia in referendum considerati illegali dal governo di La Paz. La frizione maggiore tra l'esecutivo dell'ex sindacalista dei cocaleros e l'opposizione guidata dal prefetto - una sorta di presidente, eletto dal popolo - di Santa Cruz, Ruben Costas, riguarda le royalties provenienti dalla vendita di idrocarburi. Il governo ne trattiene infatti il 30% per finanziare una pensione sociale, la Renta dignidad, cui hanno diritto i cittadini senza reddito oltre i 65 anni. I prefetti dei dipartimenti, soprattutto di Santa Cruz e Tarija, vorrebbero invece amministrare autonomamente tutte le entrate derivanti dalla commercializzazione degli idrocarburi.

Un estate di violenze. Ad agosto la tensione tra il governo Morales e il Consiglio nazional-democratico (Conalde), che riunisce i dipartimenti ribelli, era sfociata in una serie di violenze culminate, l'11 e 12 settembre, nel massacro di Pando. Oltre 30 contadini furono uccisi nella località di El Porvenir da gruppi paramilitari legati ai comitati civici anti-governativi e all'allora prefetto, Leopoldo Fernandez, ora in carcere. A novembre, l'Unione degli stati americani (Unasur) ha presentato un rapporto secondo cui a El Porvenir i contadini non sono morti per scontri tra diverse fazioni, ma il massacro e le esecuzioni sommarie furono premeditati.

Dissidi con Washington. In seguito ai fatti di Pando, il presidente Morales ha dichiarato l'ambasciatore statunitense in Bolivia, Philip Goldberg, "persona non grata". Secondo La Paz, il diplomatico americano avrebbe appoggiato in maniera concreta gli intenti golpisti dei prefetti del Conalde e dei gruppi paramilitari. Pochi giorni dopo, l'allora presidente George W. Bush ha sospeso i vantaggi commerciali concessi ai paesi che collaborano alla lotta al narco-traffico, sostenendo che il paese non aveva raggiunto i risultati richiesti e che la decisione non avesse nulla a che fare con l'espulsione di Goldberg.
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