Ahmadinejad: "siamo diventati una superpotenza"

Iran-Usa: prove di disgelo
E' apertura al dialogo

Il presidente iraniano parla di distensione:
"ma il cambiamento deve essere reale e non strategico"

10-02-2009 | Esteri | Luca Puddu

ahmadinejad

TEHERAN - Disponibilità al dialogo con gli Usa, nel nome della chiarezza e del rispetto reciproco. In un discorso davanti a migliaia di persone in occasione del trentesimo anniversario dalla rivoluzione islamica, il Presidente Ahmadinejad ha spiegato che l'Iran è pronto ad avere un colloquio con gli Stati Uniti, ma in un clima sincero e di mutuo rispetto. Ahmadinejad replica a quanto affermato da Barack Obama che, fin dalla vittoria delle elezioni presidenziali il 4 novembre scorso, ha ribadito di voler aprire un dialogo con la Repubblica islamica e porre fine a trenta anni di gelo fra i due Paesi.

Trent'anni di dissidi con l'Occidente. Teheran, 1 febbraio 1979: l'Ayatollah Rudollah Khomeini compie il suo ingresso in Iran. Di lì a poco un referendum controllato sancirà la nascita della prima Repubblica Islamica nell'epoca della storia moderna. Da allora ogni formula di progresso verrà radicalmente ridimensionata. Banditi bevande alcoliche, gioco d'azzardo e prostituzione; istituzione della pena di morte per l'adulterio e la bestemmia, persecuzioni contro gli omosessuali e chiunque assumesse comportamenti non conformi alla sharia; massicce nazionalizzazioni che cambieranno profondamente la struttura economico-produttiva del Paese; imposta la copertura del volto alle donne. Eliminata ogni traccia del passato. Intanto la rivoluzione proclamava l'alba di una nuova era: illuminava le vite, predicava la fratellanza dei musulmani contro l'Occidente; soprattutto si proponeva di voler cambiare non una sola nazione, ma il mondo intero.

1979: la Repubblica islamica cambia il volto della storia. Il caso del regime iraniano di Khomeini riguarda la trasformazione dello Stato e della società iraniane guidata da forze religiose di ispirazione fondamentalista sciita che ha portato il Paese dalla monarchia alla repubblica islamica, la prima dell'epoca moderna. Nel 1925 il Parlamento iraniano, sotto la supervisione degli Stati Uniti, nomina Reza Khan Pahlavi quale nuovo shah. Ispirandosi all'azione di Kemal Ataturk in Turchia, Pahlavi intraprende un'ambiziosa opera di modernizzazione dell'Iran. Viene dato impulso allo sviluppo dell'industria pesante e delle infrastrutture, con la costruzione di un sistema ferroviario nazionale; potenziato l'apparato burocratico dello Stato; promossi i costumi occidentali e la parità sociale per le donne. Nel 1941 la dinastia dei Pahlavi continua con il figlio Mohammad Reza, che succede a Reza Khan e prosegue la politica occidentalizzante del padre. La modernizzazione, anche se favorirà il rapido sviluppo di una classe media di professionisti e di un proletariato industriale, troverà diverse forme di opposizione tradizionaliste (dal clero ai nazionalisti di Mohammad Mossadeq). Per reprimere tali forme di opposizione lo shah ricorre a detenzioni senza processo, esili forzati, condanne a morte, che creano disaffezione e forme di odio tra la popolazione. Le risorse petrolifere attirano in Iran interessi americani e inglesi, ma dei proventi del petrolio il Paese arabo non ottiene che briciole, spesso concentrate nelle mani della famiglia reale. Questi fattori, uniti alla diffusa povertà tra la popolazione, rafforzano le posizioni dei nazionalisti, che nel 1953 costringono lo shah a fuggire a Roma. L'esercito iraniano favorevole allo shah si riorganizza e ha il sopravvento: i nazionalisti vengono arrestati e messi a morte, mentre la condanna di Mossadeq si tramuta in confino perpetuo.
I metodi di governo del sovrano sono quelli tipici dei dittatori: messa al bando dell'opposizione, elezioni controllate, limitata libertà di stampa, azioni frequenti della polizia segreta (Savak). Il malcontento viene catalizzato dalle gerarchie religiose: nel 1963, dopo un discorso di Khomeini, scoppiano disordini che la Savak reprime sanguinosamente. Khomeini viene arrestato e condannato all'esilio . Lo shah continua a rifiutare la concessione delle libertà democratiche: la Savak compie arresti in massa, migliaia di cittadini vengono torturati e circa 7 mila uccisi. Nel 1975 Pahlavi dichiara illegali tutti i partiti politici, dissolvendo ogni forma di opposizione legale. Nel 1976 sostituisce il calendario islamico con uno imperiale. Queste azioni, recepite come anti-islamiche, non fanno che esasperare la rabbia dei religiosi. Nel 1977 un figlio dell'Ayatollah Khomeini viene ucciso in circostanze poco chiare. Durante una dimostrazione a Qom due persone vengono uccise dalla odiata Savak. Nel 1978 diverse persone perdono la vita in un cinema di Abadan a causa di un incendio di origine dolosa. Nello stesso anno in Piazza Djaleh a Teheran l'esercito apre il fuoco su una folla di manifestanti compiendo un orrendo massacro. Da allora sarà un susseguirsi di scioperi, dimostrazioni  e assalti spesso represse in maniera cruenta.
In quegli anni l'ayatollah Khomeini prepara la rivoluzione fondata su principi religiosi attraverso messaggi registrati su audiocassette che vengono diffuse illegalmente in tutto il Paese.
Sempre nel 1978 Pahlavi chiederà a Saddam Hussein di espellere Khomeini dal suo esilio iracheno a Najaf, dove continuava a predicare la rivoluzione. L'Ayatollah si rifugerà a Parigi e mobiliterà la folla a ribellarsi allo shah.
Intanto Pahlavi, nel disperato tentativo di conservare il trono, nel 1979 nomina Shapur Bakhtiar Primo Ministro, che accetta a condizione che il sovrano lasci temporaneamente il Paese. Reza parte per l'Egitto nel Gennaio 1979, ma la popolazione, seppur entusiasta per l'avvenimento, non cessa la lotta, considerando la partenza dello shah un'ulteriore prova della debolezza e imminente crollo della monarchia. Dall'estero Khomeini approfitta del vuoto di potere lasciato dallo shah per rientrare in patria: il 30 marzo 1979 un referendum controllato sancisce la nascita della Repubblica Islamica dell'Iran con il 98% dei voti: vengono banditi bevande alcoliche, gioco d'azzardo e prostituzione, iniziano le persecuzioni contro gli omossessuali e chiunque assuma comportamenti non conformi alla sharia (legge islamica basata sull'interpretazione di un testo sacro, il Corano). Vi sarà anche l'avvio di massicce nazionalizzazioni che cambieranno radicalmente la struttura economico-produttiva dell'Iran. Con Khomeini si pensa che l'influenza americana in Iran giunga al termine e che i proventi del petrolio finiscano al popolo iraniano.
Il clero e gli ecclesiastici, nel frattempo alla guida del Paese, saranno considerati gli unici a poter stabilire se la popolazione sia in linea con i dettami dell'Islam.
Intanto sullo shah, nel frattempo malato di cancro e rifugiatosi negli Usa, l'Iran chiede l'estradizione per poterlo processare in patria. Davanti al rifiuto degli Usa si innescano manifestazioni di protesta antiamericane da parte di studenti islamici. Quattro di essi penetrano nell'ambasciata americana a Teheran e prendono in ostaggio 50 diplomatici e funzionari. Nel 1980 il Presidente americano Carter ordina un'azzardata operazione di salvataggio, che però si conclude disastrosamente con la morte di 8 militari statunitensi. La vicenda si conclude nel 1981 con la liberazione degli ostaggi in cambio di 10 miliardi di dollari e della fornitura di armi da parte della nuova amministrazione Reagan al regime iraniano, impegnato nella guerra contro l'Iraq.
Quella tra Saddam Hussein, musulmano sunnita, e Khomeini, appartenente agli sciiti, sarà una guerra fratricida durata ben dieci anni. Khomeini si avvarrà di tale guerra per coinvolgere la gioventù nella rivoluzione e dare una nuova forza all'ideologia messianica del martirio e delle violenza, centrale nella sua ideologia politica. Con oltre un milione di morti, il conflitto tra Iran e Iraq sarà tra i più sanguinosi dell'epoca moderna. Le armi chimiche di Saddam provocheranno la morte di circa 50 mila soldati iraniani.
In tutti gli anni '80 il regime di Khomeini si caratterizzerà per un fanatismo religioso portato all'estremità e numerose epurazioni: viene istituita la pena di morte per l'adulterio, così come per la bestemmia. Alle donne viene imposta la copertura costante del volto con un velo, sebbene le è concessa una certa indipendenza. Possono uscire di casa senza il permesso del padre o del marito, hanno il diritto di voto.
Nel 1988 lo scrittore Salman Rushdie scrive un testo allusivo nei confronti di Maometto (i versetti satanici, in lingua inglese). Khomeini perseguita tale autore, reo di bestemmia e passivo di condanna a morte.
Contrariamente a molte aspettative, la Repubblica iraniana sopravvive alla disastrosa situazione economica derivante dalla guerra con l'Iraq, e alla morte dello stesso Khomeini.

Con Ahmadinejad dalla continuità al disgelo. Presidente iraniano dal 3 agosto 2005, Muhamad Ahmadinejad ha spesso mandato segnali discordanti all'opinione pubblica internazionale circa i suoi progetti presidenziali. In numersoe interviste rilasciate a radio e tv nazionali, ha accusato le Nazioni Unite di essere unilateralmente schierate contro l'Islam. Sostenendo di voler creare in Iran un governo esemplare per i popoli del mondo, si è autodefinito fondamentalista e ha difeso il programma nucleare iraniano contro il potere americano. Fino al disgelo nelle relazioni internazionali con gli Stati Uniti arrivato in giornata.

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