AJA - La Corte Penale Internazionale dell'Aja (Cpi) ha emanato un mandato d'arresto nei confronti del presidente sudanese Omar al-Bashir, accusato di crimini di guerra e contro l'umanita' per i massacri nel Darfur.
La richiesta d'arresto era stata proposta, lo scorso 14 luglio, dal procuratore capo della Corte, Luis Moreno Ocampo, che ieri ha spiegato che a carico di Bashir esistono 'gravi elementi di prova'. Il presidente sudanese è alla guida del Sudan dal colpo di Stato militare del 30 giugno 1989 e Ocampo lo vorrebbe processare dinanzi al tribunale internazionale per i massacri nella regione sudanese, iniziati nel 2003 e che hanno causato circa 300mila morti e 2,5 milioni di sfollati.
E' la prima volta che tribunale internazionale processa un capo di Stato in carica e i capi d'accusa sono sette: cinque per crimini contro l'umanità e due per crimini di guerra. Beshir è accusato di aver istruito le proprie forze militari affinché distruggessero tre gruppi etnici, i Fur, i Masalit e gli Zaghawa e già alcuni mesi fa si era rifiutato di consegnare due sospetti di genocidio: il ministro per gli Affari umanitari, Ahmad Harun e uno dei capi delle feroci milizie filogovernative, i janjaweed, Ali Khashayb. La richiesta di includere l'imputazione di genocidio, però, la maggioranza della Camera della Corte non è stata accolta.
Le reazioni. Il Sudan risponde all'ordine d'arresto del presidente, Omar Al Bashir, parlando di 'neocolonialismo'. Il consigliere presidenziale, Mustafa Osman Ismail, ha affermato che il suo governo non e' sorpreso dalla decisione: "Non vogliono che il Sudan si stabilizzi". La Russia commenta il mandato di arresto definendolo un "precedente pericoloso". Per il presidente dell'Unione Africana, Jean Ping, "il mandato di arresto della Corte Penale Internazionale rischia di minacciare il fragile processo di pace in Sudan". Il vice ministro della Giustizia sudanese ha ribadito che "il Sudan non consegnera' nessuno alla Corte Penale Internazionale dell'Aja", e ha ribadito che "Oamr al-Bashir non rischia di essere arrestato come ha chiesto il tribunale internazionale". Il ministro degli Esteri egiziano, Ahmed Aboul Gheit, ha annunciato che "l'Egitto si appresta a chiedere al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di sospendere il mandato di arresto per il presidente sudanese.