Per la Cgil «il Governo scarica i costi della crisi sulle lavoratrici».

Pensioni, i sindacati protestano
Sacconi:«bocciano la sentenza Ue»

Bonanni: «Si introducono criteri differenziati tra lavoratrici pubbliche e private».
Il ministro: «non esiste nessuna bozza sull'età pensionabile delle donne.

04-03-2009 | Economia | Lucio Rodinò

gugliemo epifani

«Scaricano i costi della crisi due volte sui lavoratori e tre volte sulle lavoratrici». Così il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ha commentato la proposta del governo di innalzare l'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego a 65 anni dal 2018, con un incremento graduale a partire dal prossimo anno.

La Cisl. La proposta è stata criticata anche dalla Cisl. «Non condividiamo per ragioni di metodo e di merito - ha detto Raffaele Bonanni - è inammissibile che su un tema delicato come quello delle pensioni, il Governo abbia deciso unilateralmente. Con questa scelta si introducono criteri differenziati per le lavoratrici pubbliche rispetto a quelle private».

La risposta di Sacconi. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha precisato che «non vi è nessuna bozza pronta sul tema dell'innalzamento dell'età pensionabile delle donne» e ha aggiunto che la questione sarà affrontata in sede di Consiglio dei ministri. Secondo Sacconi si è fatto «troppo rumore per nulla perchè è nota da tempo la sentenza della Corte di Giustizia europea che impone all'Italia di completare il percorso di omologazione dell'età pensionabile tra uomini e donne».  Infine Sacconi ha replicato ai commenti dei leader del sindacato: «hanno bocciato - ha detto - una sentenza dell'Unione europea, noi ancora non abbiamo preso nessuna decisione».
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