La violenza sulle donne non ha
nazionalità o ceto sociale

Il centro Antiviolenza in occasione della giornata della donna ha inviato una lettera per riflettere

06-03-2009 | Società | Grazia Sini

violenza donne

SASSARI - Il Progetto Antiviolenza Aurora nasce nel 2000 dalla volontà di diversi comuni del Distretto Sanitario di Sassari, comune capofila, con l'obiettivo di dare risposta alle problematiche e alle esigenze familiari riscontrate nel territorio. Aurora interviene in aiuto di vittime di violenza, ma offre anche consulenza a chiunque abbia bisogno di un consiglio su questi temi attraverso uno sportello di ascolto. Gli operatori accolgono e valutano le richieste di aiuto, analizzano i casi e se necessario inviano la donna nella Casa di Accoglienza. Questa è gestita dalla stessa associazione e può accogliere dieci donne i loro figli. In questa struttura le vittime di violenze possono ritrovare serenità e grazie a percorsi che durano mesi pensare di poter costruire un futuro lontano dagli aguzzini che spesso vivevano con loro. La responsabile del Centro, Kety Gerano, ha inviato una lettera che pubblichiamo integralmente: 


In occasione della giornata dell' 8 marzo noi donne, madri e anche operatrici del Progetto Aurora vogliamo offrire alle donne, ma anche agli uomini, una riflessione su un tema di cui ultimamente  si parla tanto: la violenza.  La nostra vuole essere una testimonianza che nasce da anni di esperienza, senza la pretesa di chiarire la complessità del fenomeno, bensì con l'intenzione di aprire una riflessione con  chi fosse interessato ad andare oltre i luoghi comuni o con chi  viva esperienze di violenza o maltrattamento nell'ambito della propria vita privata o lavorativa.

Ogni giorno veniamo a conoscenza di fatti eclatanti: violenze e abusi gravi, attentati criminali, etc. Tutta la cronaca ne è invasa., ma che dire di tutti quei fatti di cui non si parla perché non fanno notizia, ma che rendono insopportabile l'esistenza di donne e bambini che quotidianamente vivono all'interno delle proprie famiglie relazioni violente?

La famiglia, luogo per antonomasia di protezione, calore, accoglienza e intimità si rivela luogo in cui l'individuo manifesta non il dover essere ma l'essere: un essere portatore/trice di una storia familiare, a volte fatta  di relazioni, di esperienze a loro volta violente. Si, perché la violenza  nasce dove si è avuta esperienza di violenza, le relazioni violente si ripetono all'infinito se non si ha la coscienza di ciò che si sta vivendo. Spesso vittima e carnefice provengono da storie familiari permeate da sopraffazione, conflitti distruttivi, violenze. La violenza tra un uomo e la sua compagna si configura come l'espressione di un'incapacità a gestire la relazione di coppia, a leggere ed elaborare le emozioni che ne conseguono, a trovare un equilibrio di ruoli e competenze in cui ciascuno degli attori ha uno spazio da rispettare e da non invadere: uno spazio mentale, emotivo e fisico.

Per violenza non si intende "solo" lo stupro, l'uccisione della vittima,  questo è solo il risultato finale di una cultura che caratterizza il nostro vivere quotidiano. Allora per violenza intendiamo l'azione di qualsiasi individuo uomo o donna che viola l'integrità della persona sulla quale esercita un potere psicologico e fisico. In un'aggressione fisica la svalutazione dell'altro è evidente, con l'atto violento si tenta di  mortificarlo, di offendere la sua dignità per averne il controllo  e agire un potere  atto  a scoraggiarlo da ogni ipotetica iniziativa all'azione.  Ma la violenza non è solo fisica, violenza sono le molestie sessuali e  le persecuzioni ossessive,  violenza è anche quella psicologica: ingiurie, intimidazioni, squalifiche continue etc.  Qualsiasi iniziativa di lavoro su una cultura della non violenza deve partire dal comprendere quali siano i pensieri che girano nella testa di chi la agisce. L'azione violenta è "solo" conseguenza estrema dei pensieri cui ha dato spazio l'autore nel profondo del suo intimo. E' anche doveroso domandarci cosa capiti nella testa di chi riesce a sopportare per anni le violenze. I dati parlano chiaro: la violenza si scatena prevalentemente in famiglia e gli autori  non sono in prevalenza gli immigrati, gli extracomunitari, bensì gli italiani, i compagni, i partner o  i mariti delle donne che vivono all'interno di relazioni violente. E che dire del modello femminile esibito nelle campagne pubblicitarie, nelle trasmissioni televisive: donne oggetto, sempre più nude, donne mostrate come stupide e ignoranti attorno a uomini che conducono trasmissioni o messaggi pubblicitari. Non possiamo non domandarci come lavorino questi messaggi nell'inconscio dello spettatore/trice, non possiamo non ragionare sugli stereotipi che si creano nel rapporto uomo-donna,  stereotipi che noi adulti tramandiamo nel rapporto coi nostri figli, con i minori che saranno gli adulti di domani.  Occorre interrogare gli uomini sulle idee comuni nei confronti delle donne per confrontarci su quegli stereotipi che facilitano le discriminazioni di genere, come per esempio i seguenti: se le donne volessero davvero, saprebbero come prevenire gli episodi di violenza, le donne sono solite provocare un uomo, se volessero davvero saprebbero evitarlo e ancora,  pensare che la propria moglie debba avere rapporti sessuali anche quando non lo desideri, il marito porta a casa i soldi per cui le donne devono essere sottomesse, il marito è il capofamiglia dunque la donna deve obbedirgli, etc., e dall'altra parte, dobbiamo chiederci perché le donne sopportano: forse perchè la nostra cultura tende ad abituare le donne a tenere duro, ad andare avanti nonostante  paghino un prezzo altissimo, anche  con la propria vita. Ma non solo,  vi è anche un'aspettativa magica: quella di poter cambiare , guarire il proprio compagno con la devozione,  la pazienza e l' "amore"..

Quale è la risposta possibile a tutto questo? Investire in servizi di protezione di chi vive situazioni violente, lavorare per costruire una cultura di attenzione alle relazioni interpersonali aldilà degli stereotipi culturali e politici attraverso azioni di prevenzione e formazione per le donne e gli uomini; prevenire significa ridurre i danni e anche i costi personali, sociali ed economici..

Esiste dal 2000 a Sassari il Centro Antiviolenza Aurora che risponde  alle centinaia di richieste di donne che chiedono  aiuto a comprendere il perchè della violenza, il perchè di anni di sopportazione e che cercano con molta fatica di svincolarsi da dinamiche complesse di dipendenza economica e  soprattutto psicologica dai propri partner. La peculiarità del Progetto consiste inoltre, nel porre attenzione alla tematica della violenza assistita, vale a dire subita dai bambini che quotidianamente sono spettatori di dinamiche relazionali violente. In tutti questi anni l'équipe di operatori  ha concentrato la propria formazione e gli obiettivi del proprio lavoro su questa tematica, anche in un'ottica di prevenzione, di modifica di modelli culturali e sociali, aiutando i bambini a sviluppare l'intelligenza emotiva che permette loro di sperimentare che esiste un approccio non violento ai conflitti, che emozioni forti come la rabbia e l'aggressività non vanno censurati, perchè distruttivi, ma adeguatamente canalizzati ed espressi senza "spaccare"tutto e tutti.

Il Progetto Aurora fornisce consulenze non solo alle donne ma a tutti coloro che entrano in contatto, o ne sono portavoce, con esperienze di maltrattamento, violenza e conflittualità di coppia. Oltre al supporto psicologico, il Progetto offre  accoglienza in una Casa dove donne, con o senza figli minori, vengono accolte e supportate nel difficile percorso di consapevolezza della propria storia  per poi percorrere con i loro figli  una vita autonoma.

Unico nel suo genere, nasce su impulso pubblico, a differenza della maggior parte dei Centri Antiviolenza che partono da iniziative private, con finanziamenti ministeriali attraverso la legge 285/97 che detta disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza. Nel 2008 viene invece finanziato attraverso i fondi regionali della legge 8 del 2007 che ha come specificità il contrasto alla violenza sulle donne.

Il passaggio da una legge di finanziamento ministeriale ad una legge regionale ha creato un vuoto che ha destabilizzato un sistema collaudato da anni di operatività; il risultato di questo passaggio ha portato il Comune di Sassari ad esternalizzare a marzo del 2008 il Progetto che attualmente dispone di meno risorse.

Nonostante il dimezzamento delle risorse il Progetto prosegue per via della forte volontà e passione degli operatori che ci lavorano e grazie  all'ente privato, il consorzio Andalas de Amistade, che supporta sul piano della gestione un progetto economicamente in difficoltà. Ma la volontà non basta! Attualmente il Progetto in attesa dei finanziamenti regionali lavora a metà regime con operatori part-time che riescono a garantire il minimo dei servizi.

Noi donne e operatrici auspichiamo che la giornata dell'8 marzo sia un'occasione affinché, assieme ad una mimosa,  le istituzioni e i rappresentanti di competenza si attivino per continuare a garantire a pieno regime un servizio di qualità che  partecipa al tavolo dei Servizi del Distretto e che accoglie persone da tutta la Sardegna.

Progetto "AURORA": Centro Antiviolenza e Casa di Accoglienza - Sassari - Via Dei Mille, 61 - Tel 079.210311 - Numero Verde 800042248

Le operatrici e gli operatori del Progetto

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