Quale futuro per
"La Sardegna al bivio"?

In un volume di saggi la riflessione di nove intellettuali
sull'Isola del dopo Soru

26-03-2009 | Cultura e Spettacolo | Simone Callisto Manca

CAGLIARI - Nonostante tutto, la Sardegna rimane un grande mistero. Per chi ci vive e per chi la governa. Esce all'indomani della vittoria del centrodestra alle regionali il volumetto "La Sardegna al bivio" (Edizioni dell'Asino, 5 euro). Il libro è una raccolta di saggi, scritti da nove tra giornalisti, docenti universitari e scrittori, che trattano molti temi legati alla moderna identità sarda, confusa tra innovazione e modernità, voglia di riscatto e umiliazioni ataviche, identità orgogliosa e conformismo culturale.

I saggi: In tutto dodici vedono, come dice il titolo, il bivio a cui si trova la Sardegna da differenti prospettive, secondo l'indole e i percorsi professionali dei loro autori. Il primo e l'ultimo, dello scrittore Salvatore Mannuzzu, s'interrogano su chi siano pastori sardi e scrittori sardi di oggi. Si prosegue poi con l'architetto Sandro Roggio e la sociologa dell'ambiente e del territorio Antonietta Mazzette che si interrogano sulla cattiva gestione del paesaggio e del turismo, volti a svuotare progressivamente di significato e storia i luoghi turistici, così artificiali da sembrare naturali agli stessi sardi. Ancora, lo scrittore Giorgio Todde si concentra sul caso di Tuvixeddu, la necropoli punica su cui si sono concentrate le mire di imprenditori e costruttori, mentre argomento dei lavori del giornalista Costantino Cossu - curatore dell'intero volume - sono la servitù militare di Quirra e la parabola, umana prima che politica, dell'ex Presidente della Regione Renato Soru. Un altro giornalista, Andrea Massidda, racconta del paese di Portoscuso, nell'Iglesiente, dove la quantità di piombo nel sangue dei suoi abitanti, data dalla vicina petrolchimica, causa tumori e malattie e riduce le capacità intellettive dei bambini. Il critico cinematografico Gianni Olla incentra invece la sua riflessione sulla settima arte nella nostra isola da Banditi a Orgosolo fino a Sonetaula. E infine, lo storico Manlio Brigaglia scandaglia i "miti" dell'autonomismo, ora che tutti i partiti, almeno a parole, si definiscono tali.

Che cosa accomuna i dodici saggi? Uno sguardo critico e amaro - forse anche amareggiato - sulla Sardegna di oggi, su una terra che per le molte occasioni perdute guarda al futuro con paura e bisogno di "protezione". Il lavoro manca, i giovani vanno via, i piccoli centri si spopolano. Su tutto incombe la grande incompiuta del disegno riformatore di Renato Soru, da alcuni salutata con un sospiro di sollievo ma che in altri ha lasciato infinita amarezza e cocente nostalgia.