Filippine, i separatisti minacciano
di decapitare uno dei tre ostaggi

Tra i rapiti, tutti della Croce Rossa, un italiano
Appello al governo: accelerate trattative

25-03-2009 | Esteri | Andrea Fagioli

Filippine

MANILA - Il gruppo islamico filippino Abu Sayyaf ha minacciato di decapitare uno dei tre dipendenti della Croce Rossa rapiti lo scorso 15 gennaio, tra cui il 62enne italiano Eugenio Vagni. Il leader delle milizie separatista, Albader Parad, parlando con un funzionario del governo di Manila, ha fatto sapere che se non verranno ritirate le truppe regolari dal sud delle Filippine, i miliziani decapiteranno uno degli ostaggi rapiti oltre due mesi fa nell'isola di Jolo, nell'arcipelago meridionale delle Sulu - oltre a Vagni, lo svizzero Andres Notter, di 39 anni, e Mary Jean Lacaba, 37enne filippina. Secondo fonti militari però, l'esercito non intende smobilitare nella zona meridionale del paese. "Non abbiamo alcuna intenzione di andare via, permettendo ai rapitori di fuggire - ha detto un portavoce -. Non abbiamo cambiato il nostro obiettivo che è quello di liberare in sicurezza gli ostaggi della croce rossa e, in secondo luogo, di neutralizzare i sequestratori". Lo stesso portavoce si è detto sicuro che, alla fine, i sequestratori consegneranno gli ostaggi.

L'ostaggio: "Negoziate". Il 28 febbraio scorso, il quotidiano filippino Philippine Daily Inquirer era riuscito a stabilire un contatto con la Lacaba, cui i rapitori avevano permesso di collegarsi con i giornalisti tramite un telefono satellitare. La donna ha lanciato un appello alle autorità di Manila perché accelerassero i negoziati con Abu Sayyaf. L'ostaggio filippino aveva fatto sapere che, dopo 44 giorni nella giungla, le condizioni di prigionia erano insopportabili, sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico, e che lei e Vagni, ingegnere originario di Montevarchi, nell'Aretino, soffrivano di attacchi di diarrea.
  • Filippine

Cliccare sulle immagini per visualizzare un ingrandimento