Magistrati: confronto col governo ma l'indipendenza non si tocca

L'Anm: "Non si cambi un modello costituzionale
per tutte le democrazie"

26-03-2009 | Politica | Francesco Pirisi

Udienza

ROMA. L'Associazione nazionale magistrati apre al dialogo con il governo, ma senza fare alcuna concessione sull'indipendenza della categoria, perché <<rappresenterebbe un danno per i cittadini, e non un problema unicamente dei magistrati>>. La posizione è stata espressa oggi dal segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini, in un'intervista alla testata web "Klauscondicio". L'associazione concorda sulla necessità della riforma e si dice disponibile ad aprire un confronto col presidente del consiglio, Berlusconi. Senza però svilire un modello giudiziario e un'organizzazione della magistratura, sottolinea Cascini, <<che sono invidiati dalla gran parte dei paesi del mondo>>.
Il punto fermo delle toghe dell'Anm è di evitare una maggior presenza della politica nel Csm (Consiglio superiore della magistratura), nonché di un suo sdoppiamento dell'organismo, anche perché tutto ciò <<richiederebbe una modifica di un modello costituzionale a cui molte democrazie occidentali vogliono aspirare>>.
Apertura a parte, Cascini conferma la posizione ferma dell'associazione e dei suoi magistrati, e vede nelle parole   critiche del governo la reazione a un mondo che <<dà fastidio, per il controllo di legalità a chiunque voglia decidere a colpi di maggioranza>>
Ue: in Italia giustizia lenta. Il diario odierno sulla giustizia italiana offre anche la tirata d'orecchie del Consiglio d'Europa, che ha sollecitato una maggior celerità di tribunali e corti d'assise nella chiusura dei procedimenti. I numeri nazionali sono inquietanti: 5,5 milioni di processi pendenti nel campo civile e 3,2 in quello penale. Da qui la risoluzione del Comitato  dei ministri europei, che ha chiesto alle autorità italiane di moltiplicare gli sforzi <<per l'adozione delle misure già sul tavolo per la procedura civile e penale>>.
Si tratta di norme conseguenti alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, anticipate da una prima risoluzione del 2007.
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